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La dinamica di Giogoli

Dopo quello di Baccaiano, dove aveva anche corso il serio rischio di farsi individuare, l'anno successivo il Mostro compì un secondo errore a Giogoli, attaccando una coppia di tutosti tedeschi entrambi maschi. L'articolo propone una lineare dinamica affrontando un paio di questioni che hanno fatto molto discutere, quella della rivista pornografica trovata nei pressi e quella dell'altezza dello sparatore.

Una strana malattia 

Stefano Mele viene spesso considerato del tutto estraneo al delitto della moglie, immaginando che anche a Signa avesse agito il futuro Mostro di Firenze, un personaggio sconosciuto all'ambiente dei sardi. In questo modo si vorrebbe cancellare l'eterno problema, in apparenza irresolubile, del passaggio della pistola. Ma si tratta di un autoinganno. Mele era sulla scena del crimine, e qualche colpo lo sparò anche lui. Lo attestano molti indizi insuperabili, tra cui i due o tre discussi in questo articolo.

La scatola di cartucce 

Questa vicenda è piena di luoghi comuni spacciati per verità incontrovertibili. Ne è un famigerato esempio la questione della scatola di cartucce che sarebbe stata usata dal Mostro sia a Signa nel 1968, sia a Borgo nel 1974. Il che renderebbe ragionevolmente impossibile il passaggio della pistola dagli assassini di Signa al futuro Mostro, se questi fosse stato un soggetto del tutto estraneo al loro ambiente. La pistola potrebbe infatti averla raccolta dalla scena del crimine, dove Natalino disse che era stata gettata, ma le cartucce evidentemente no. L'articolo dimostra che non è affatto certo e neppure probabile che le cartucce sparate a Signa e a Borgo provenissero dalla medesima scatola. 

La dinamica di Borgo 

Il futuro Mostro di Firenze al suo primo delitto ebbe un rapporto con la vittima femminile del tutto differente da quello che avrebbe caratterizzato i delitti successivi. Molto probabilmente conosceva Stefania Pettini e se ne era invaghito a distanza, lo lascia pensare la ricostruzione dettagliata delle sue azioni sulla scena del crimine. Si consiglia di leggere prima l'articolo Una perizia tutta sbagliata, dove si dimostra che la ricostruzione della dinamica effettuata all'epoca dal colonnello d'Artiglieria Innocenzo Zuntini era affetta da gravi manchevolezze, anzi, era sostanzialmente errata.

La dinamica di Scandicci

 
Dopo sette anni di completo silenzio l'assassino tornò a uccidere. Come a Borgo, le vittime furono due giovani appartati in auto, ma verso la ragazza non vi fu alcun apparente coinvolgimento emotivo: lei oppure un'altra avrebbe fatto lo stesso. Il vero Mostro di Firenze, inteso come il serial killer che avrebbe terrorizzato la provincia di Firenze con delitti tanto feroci quanto immotivati, nasceva qui.

La leggenda di Spalletti

In una vicenda che si è protratta per decine di anni è inevitabile che si siano consolidate delle vere e proprie leggende, oppure anche soltanto delle convinzioni irragionevoli, che in ogni caso ostacolano la ricerca della verità. Alimentata dai superficiali accenni contenuti in un paio di libri di successo, la certezza che Enzo Spalletti avesse visto il Mostro all'opera a Scandicci è diffusissima tra gli appassionati del caso. Ma non esistono elementi a supporto, anzi, la ragione ci dice che non vide proprio nulla. L'articolo lo dimostra, illustrando anche come si arrivò a costruire la falsa immagine del poveretto, macinato nel tritacarne di indagini cieche e giornali privi di senso della misura.
Altre leggende ed erronee convinzioni sono trattate da Mitomane o burlone?Un Mostro poliziotto, I dossier di Bruno.

La dinamica di Calenzano

Dopo il delitto di Scandicci, trascorsero appena quattro mesi e poco più prima di una nuova scellerata impresa del Mostro. Il delitto di Calenzano non si discosta molto dal precedente, se non per un elemento sul quale si è molto disquisito, spesso a sproposito: anche la vittima maschile fu trovata fuori dall'auto. Nell'articolo si cerca di spiegare il perchè, e si aggiungono ulteriori riflessioni per delineare una figura di assassino che non ha eguali al mondo.

La dinamica di Baccaiano 

Dopo i due spettacolari delitti che l'anno precedente lo avevano imposto all'attenzione di tutta l'Italia, a inizio estate 1982 il Mostro doveva trovarsi in uno stato di grande esaltazione. A gennaio era uscita addirittura una storia a fumetti che lo riguardava, L'assassino del bisturi; si può immaginare con quale compiacimento si era visto entrare nel mondo dei personaggi sui quali probabilmente aveva sempre fantasticato. E così una sera, transitando lungo un buio ma non deserto rettilineo, non resistette alla tentazione di approfittare seduta stante di una coppia la cui auto sporgeva fin quasi sulla carreggiata.
Si trattò di una grave imprudenza, poichè al suo arrivo sulla piazzola i due avevano già finito, ed erano vigili. In più il ragazzo, per salvarsi, lottò fino in fondo come un vero leone.

Così brutto e cattivo: Maniac 

Poteva il Mostro di Firenze essersi ispirato, per i propri delitti degli anni '80, al protagonista del film Maniac, un serial killer che uccideva coppie e scalpava le vittime femminili? Suggestiva e molto chiacchierata, l'ipotesi è nota più che altro attraverso gli scritti e le interviste di Nino Filastò, che però non ne è l'ideatore. Con l'aiuto dei necessari documenti, l'articolo fa il punto sulla questione.

Skizzen Brunnen

Più ancora della cartuccia inesplosa trovata nel suo orto, il blocco da disegno di origine tedesca sequestrato in casa Pacciani costituisce oggi per alcuni appassionati al caso la prova principe della sua colpevolezza. In quale modo, infatti, il contadino di Mercatale sarebbe entrato in possesso di un prodotto venduto soltanto in Germania e portato con sè da Horst Meyer, il povero ragazzo tedesco ucciso nel 1983 a Giogoli? L'articolo dimostra che la prova non era una prova.
Ancora sulle supposte prove contro Pacciani si possono leggere Pacciani era un guardone?, L'asta guidamolla e Oggetti dalla Germania

Se il buongiorno... 

Mentre il processo d'appello a Pietro Pacciani si stava avvicinando minaccioso (per una quasi scontata assoluzione), la Procura di Firenze cercava di sfruttare l'assist che le aveva lanciato la sentenza di primo grado con l'ipotesi di possibili complici o fiancheggiatori. A questo scopo il procuratore capo, Pier Luigi Vigna, ingaggiò un vero e proprio mastino, Michele Giuttari, che alla prima prova sul campo dimostrò di che pasta era fatto.
Per inquadrare meglio l'atmosfera poco serena che in quel periodo caratterizzava la Procura di Firenze si legga anche L'autoparco della Mafia.

La macchina rossa 

Giancarlo Lotti e Fernando Pucci mentirono raccontando di aver visto Mario Vanni e Pietro Pacciani uccidere i due turisti francesi a Scopeti. Quella domenica sera di settembre 1985 i poveretti erano già morti, lo attestano le recenti risultanze degli esami sulle foto dell'epoca, dove vengono apprezzate larve di mosca già troppo sviluppate per una deposizione delle relative uova al lunedì mattina. Ma quella domenica Lotti e Pucci si erano aggirati attorno alla piazzola del delitto per l'intero pomeriggio e anche alla sera, lo dimostrano gli avvistamenti della macchina di Lotti.
A integrazione si può leggere  La teste 'Gamma', dove viene approfondita la nota testimonianza di Gabriella Ghiribelli.

In fuga da Vicchio

La sentenza di primo grado che condannò Mario Vanni all'ergastolo è piena di strafalcioni che fanno inorridire. Tra questi uno dei più gravi riguarda il percorso che sarebbe stato compiuto dagli assassini per fuggire dopo il delitto di Vicchio. L'articolo dimostra la sua totale assurdità.
Di argomento analogo è La testimonianza Stepman, dove viene illustrato un clamoroso errore che la stessa sentenza compì nell'attribuire all'auto di Pacciani un avvistamento a Scopeti.

La sentenza di primo grado contro i CdM 

In genere le sentenze non vengono mai lette con attenzione, soprattutto perchè si fa fatica. Chi scrive si è preso la briga di esaminare in modo approfondito quella di primo grado contro i cosiddetti "Compagni di merende", scoprendo incredibili falle nel ragionamento dei giudici. L'articolo in questione è soltanto il primo di una serie, che comprende anche La sentenza CdM e Scopeti, La sentenza CdM e Vicchio, La sentenza CdM e Giogoli, La sentenza CdM e Baccaiano, La sentenza CdM e Calenzano e infine I riscontri esterni contro Vanni e Pacciani

Dal "dottore" alla setta

Dopo aver ottenuto la condanna di Vanni e Lotti e, ma solo idealmente, di Pacciani, i nostri investigatori andarono avanti. Sembrava poco plausibile che la serie di efferati duplici omicidi fosse stata compiuta da una scalcagnata banda di quasi pensionati. Forse dietro di loro c'era qualcuno che ne manovrava i fili, qualcuno che pagava fior di milioni pur di ottenere i macabri feticci. Uno scenario da film dell'orrore, a ben vedere ancora meno credibile del precedente, attorno al quale però ci si mosse per quasi vent'anni. Inutilmente.
L'articolo è il primo di una serie che si propone di illustrare le contraddizioni, le cantonate, le nefandezze della cosiddetta "pista esoterica". Si legga poi Ville, messe nere, servizi segreti, Firenze-Perugia andata e ritorno e Giuttari contro tutti.

Una misteriosa frattura 

Costretti dall'incompletezza dello scenario risultante, dopo la condanna di Vanni e Lotti i nostri investigatori si misero a inseguire fantomatici mandanti che avrebbero pagato per ottenere le parti di donna escisse. Chi potevano essere questi misteriosi personaggi? Senz'altro persone potenti, in grado di sviare le indagini. In mancanza di meglio, si andò a ricamare su vecchie vicende, tra cui la più nota è quella di Francesco Narducci, un ricco medico morto nel lago Trasimeno un anno dopo l'ultimo delitto del Mostro. L'articolo suggerisce una semplice spiegazione a quello che è stato considerato il maggior indizio a favore dell'ipotesi della sua uccisione da parte dei complici che temevano di essere denunciati.
Ancora sulla figura di Narducci si può leggere Differenze di abbigliamento, dove viene formulata un'ipotesi in grado di spiegare il perchè la vedova ricordava di avergli visto addosso dei vestiti differenti da quelli ritrovati sul cadavere.

L'ombra nera 

Furono in molti a subire sgradevoli conseguenze dalle ottuse indagini sui mandanti. Il più penalizzato di tutti fu senz'altro il povero Francesco Calamandrei, ex farmacista di San Casciano che vide la propria vita sconvolta. Processato e poi assolto con formula piena, ancor oggi lo sfortunato personaggio, passato ormai a miglior vita, è ancora oggetto di sospetti sulla base di controverse testimonianze che lo avevano associato alla figura di Francesco Narducci. L'articolo dimostra come queste testimonianze fossero prive di qualsiasi valore.
Si consiglia prima la lettura dell'articolo Formula dubitativa?, mentre dando un'occhiata a Salme sfregiate a Careggi si riuscirà a capire meglio qual'era il livello delle indagini sulle fantomatiche sette sataniche.