giovedì 18 maggio 2017

Firenze-Perugia andata e ritorno (3)

Segue dalla seconda parte

Entra Narducci. Dopo la trasmissione alla Procura di un riassunto dei fatti riguardanti le minacce telefoniche a Dorotea Falso (1° ottobre 2001), con la conseguente apertura del procedimento penale 9144/01, il cui codice risulta scritto a penna sul documento stesso, il 9 ottobre il capo della Mobile Piero Angeloni scrisse ancora a Mignini (vedi, il pdf contiene anche la successiva lettera di invio a Firenze, che verrà comoda in seguito). Questa volta venne indicato il codice del procedimento nuovo, seguito dalla sigla 21 a significare contro persone note, tra le quali c’era senz’altro Francesco B., il cognato della donna offesa, e probabilmente anche la moglie. È qui che compare, per la prima volta, il nome di Francesco Narducci.

OGGETTO: procedimento penale nr. 9144/01 R.G.N.R. (Mod.21)
ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI PERUGIA
(C.A. Dr. Giuliano Mignini)
Con riferimento al procedimento penale indicato in oggetto, nel proseguo delle attività di indagine inerente le telefonate minatorie e quant’altro esposto nel verbale di sommarie informazioni già trasmesso, si comunica quanto segue:
al fine di stabilire se le persone autrici del reato, allo stato degli atti ancora non identificate, facciano parte o meno della setta satanica a cui fanno riferimento nelle conversazioni telefoniche, nonché siano interessate o coinvolte nella morte di Pacciani e/o comunque legate all’attività della persona che fu definita “il mostro di Firenze”, si ritiene opportuno chiedere all’Autorità giudiziaria in indirizzo di volere valutare l’opportunità di concedere le seguenti deleghe di indagine:
1)      acquisizione del fascicolo processuale inerente la persona del dr. Narducci Francesco, perito a seguito di probabile suicidio;
2)      delega all’acquisizione di sommarie informazioni da parte della professoressa Barone, impiegata quale medico legale presso l’istituto di Medicina legale di Perugia.
Le richieste sono motivate dai seguenti motivi:
per quanto riguarda il cap sub a), come è ormai noto, voci insistenti avevano indicato il Dr. Narducci quale materiale esecutore dei “tagli” di parti del corpo, effettuati dal mostro di Firenze, e che per di più avrebbe conservato in modo e luoghi adatti; non solo, la “famosa” moto che venne vista sul posto dell’ultimo omicidio sarebbe stata uguale a quella in possesso del Dottore. Detto mezzo non fu mai ritrovato.
Per quanto invece concerne il capo sub b), ossia l’escussione a verbale del medico legale intervenuto, sembra che la Professoressa Barone sia al corrente di diversi particolari inerenti chiaramente la morte del Narducci, ma anche fatti specifici sulla sua vita, forse in considerazione anche del fatto che erano comunque colleghi.

Dunque, vediamo di puntualizzare, riprendendo peraltro una riflessione già fatta. Il documento parla di persone “ancora non identificate”, riguardo le quali si vorrebbe stabilire la veridicità della loro millantata appartenenza a una setta satanica coinvolta nella morte di Pacciani. Ma invece di identificare prima queste persone, condizione necessaria, altrimenti non si comprende come l’obiettivo possa essere raggiunto, attraverso un percorso logico difficile da capire e condividere viene già chiesta delega per indagare sulla morte di Francesco Narducci.
Va innanzitutto osservato che ancora non si parla della presenza del nome di Narducci nelle minacce dei misteriosi telefonisti, il che ingigantisce il sospetto che quel nome non ci fosse affatto. Quella eventuale presenza, da sola, sarebbe comunque stata una giustificazione assai debole per inserire nelle indagini l’immediata riapertura di un caso vecchio di 16 anni – tanto più che due sospettati da cui partire c’erano già, i cognati della Falso – ma almeno sarebbe stato qualcosa. Qui, invece, la giustificazione è grottesca: “voci insistenti avevano indicato il Dr. Narducci quale materiale esecutore dei tagli…”. In sostanza vengono invocate le chiacchiere della gente. Lasciamo perdere poi la storia della moto, ignota a chi scrive, probabilmente nient’altro più di una chiacchiera ulteriore.
Proviamo adesso a dare un’occhiata a quello che succedeva a Firenze negli stessi giorni. Il 3 ottobre era terminata anche la seconda fase della perquisizione nella villa dei C., con la conseguente perdita di ogni speranza residua. Il giorno dopo c’era stata una riunione in Procura, presieduta dal procuratore capo Ubaldo Nannucci fresco di nomina, nella quale avevano prevalso scoramento e confusione, come venne poi dimostrato dalle patetiche dichiarazioni del giorno dopo sui cerchi di pietra di Monte Morello e dall’asportazione della scritta sul muro di via dei Serragli. Sembrava insomma che per le fortissimamente volute indagini sui mandanti stesse rintoccando la campana a morto.
Angeloni non poteva immaginarlo – altrimenti si potrebbe pensar male – ma con la sua richiesta di acquisire il fascicolo di Narducci stava per offrire al collega Giuttari, a capo come lui di una Squadra Mobile, una insperata via d’uscita per le moribonde indagini sui mandanti, con l’indubbio effetto collaterale di fargli anche un regalo grande come una promettente carriera di scrittore di gialli di successo. Quello stesso 9 ottobre, infatti, il suo documento dette origine a un fascicolo provvisorio – il 5202/01, iscritto a modello 45, quindi per atti che non costituiscono notizia di reato – dedicato proprio al medico scomparso nel lago Trasimeno e ai collegamenti della sua morte con la vicenda del Mostro.

Perugia chiama Firenze. Riguardo il nuovo procedimento sulle minacce telefoniche, per prima cosa Mignini volle ascoltare Dorotea Falso (16 ottobre). Ecco le parti più significative del relativo verbale.

Mi riporto alle denunce da me presentate in relazione alle gravi minacce che mi sono state rivolte da persone sconosciute nell’arco di tempo che va dal 14/7/2000 al 28/9/2001.
Le persone che mi minacciano sono una o due donne e un uomo che parlano con voce alterata e che fanno riferimento ad una setta satanica e hanno rivendicato la paternità dell'uccisione di Pacciani, perchè a loro dire avrebbe tradito questa setta. Sempre gli anonimi interlocutori mi parlano di una sorte di gran sacerdote della setta che risiede a Firenze e che a loro dire sarebbe presto venuto a Foligno, anzi a Sassovivo dove si svolgono i loro riti e dove, sempre secondo loro io dovrei essere sacrificata insieme a mio figlio e poi seppellita a Firenze. Talvolta invece mi parlano del loro proposito di far diventare mio figlio adepto della setta e mi avvertono che, se non li seguirà, venderanno i suoi pezzi. Mi hanno anche detto che io non posso far niente perchè i miei amici poliziotti sono tutti corrotti e fanno parte della setta. […]
Qualche vago sospetto ce l’ho sui miei cognati che si chiamano B. Francesco e C. Nadia. Ricordo di aver visto una lettera contenente minacce di morte e posta davanti al finestrone di casa mia e questo mi fa pensare che gli autori sono a conoscenza del fatto che io apro tutte le mattine quella finestra. Ci sono anche altre coincidenze come ad esempio una telefonata in cui mi si chiedeva di salutare i medici che io avrei visto alle tre del pomeriggio. Di  questa notizia era a conoscenza la baby-sitter che si chiama Tania […] e mia suocera […]. Tra febbraio e marzo del 2001 mi è stato incendiato il fienile e mia cognata disse a mia suocera che era stato incendiato anche il fienile di una famiglia vicina, cosa che non era vera.
Aggiungo che nella mia professione di estetista mi è capitato di sentire da una mia cliente che i carabinieri avevano trovato dietro casa sua a Perugia i resti di un rito di magia nera con bruciature di volatili. Per quanto mi riguarda però non mi sono mai interessata di queste cose nè comunque di fatti di cronaca nera.
Non ho mai parlato con i miei cognati. Ricordo solo di aver parlato con loro in occasione delle prime telefonate quando mi sfogai con mia suocera e rimasi sorpresa nel constatare l'assoluta indifferenza di mia cognata.

Correndo il rischio di annoiare il lettore, si deve ancora una volta mettere in evidenza che nel documento si parla di Pacciani ma non di Narducci, mentre la Falso segnala nei due cognati delle persone sospette. Alla poveretta interessava far cessare le minacce che la stavano tormentando da più di un anno, ma ormai era entrata in un gioco molto più grande di lei, e non poteva immaginare che i suoi problemi sarebbero andati avanti per almeno altri tre anni. È inevitabile chiedersi allora con quale faccia tosta potè poi Giuttari scrivere su Il Mostroquesta volta Dora è fortunata”, intendendo per l’intervento di Mignini!
Vedremo più avanti, per quanto risulterà possibile attraverso la scarna documentazione in possesso di chi scrive, come proseguirono le indagini sui misteriosi telefonisti. Per il momento concentriamoci sulla vicenda Narducci, e prendiamo in esame il seguente documento, datato 22 ottobre:

Alla cortese attenzione del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di FIRENZE.
Oggetto: Procedimento n. 5202/01 R.G. Mod. 45
Per unione agli atti in possesso di codesto Ufficio, si trasmette copia dell'informativa in data 09.10.2001 della Squadra Mobile della Questura di Perugia.
Si fa presente che questo Ufficio procede in ordine alle circostanze relative alla scomparsa e al rinvenimento del Dr. Francesco  Narducci.
Manda alla Segreteria per quanto di competenza.
Perugia, 22.10.2001
IL PUBBLICO MINISTERO (Dr. Giuliano Mignini sost.)

Si tratta di una lettera di accompagnamento della nota con cui Angeloni aveva chiesto a Mignini delega per acquisire il fascicolo Narducci e interrogare la Barone. Con questa lettera Mignini avvertì i colleghi di Firenze che stava indagando sulla morte di Narducci e i suoi possibili legami con la vicenda del Mostro (proprio quel 22 ottobre aveva sentito anche lui la Barone, raccogliendo, a dire il vero, più che altro le solite voci - vedi la sentenza Micheli). In effetti tre giorni dopo, 25 ottobre, sarebbe stato iscritto a modello 44 – notizie di reato a carico di ignoti – un nuovo fascicolo, il famoso 17869/01, padre di tutta la gigantesca inchiesta sulla morte del medico umbro.
Ci si può immaginare l’entusiamo degli inquirenti fiorentini quando ricevettero la lettera, considerando la bruttissima situazione in cui si trovavano riguardo le traballanti indagini sui mandanti. Avvertito da una telefonata anonima, quello stesso 22 ottobre Giuttari era andato a controllare il famoso casolare nella proprietà dei Corsini, rinvenendovi pipistrelli di plastica e materiale analogo: un “depistaggio”, secondo le sue dichiarazioni ai giornali, in realtà una burla atroce e nient’altro. All’orizzonte rimaneva soltanto la debole speranza di ricevere buone notizie dalla perizia tossicologica sulla morte di Pacciani, il cui risultato avrebbe comunque portato poco lontano, vista la totale mancanza di qualsiasi soggetto da indagare.
Di fatto l’iniziativa di Giuliano Mignini portava dentro la moribonda inchiesta fiorentina un elemento di assoluta novità e interesse. Si trattava ancora una volta di una vecchia storia, ma di grandissima suggestione e soprattutto non più condizionata dall’ostacolo che aveva sempre impedito di approfondirla, l’alibi di Narducci per il delitto di Calenzano, che nella nuova ottica del Mostro multiplo non contava più nulla.
Adesso forse parrà più chiaro il perché chi scrive non crede troppo alle affermazioni di Giuttari riguardo l’iniziativa spontanea di Jorge Maria Alves, che in quei giorni lo avrebbe cercato per parlargli  proprio di Narducci. Insomma, può succedere che ogni tanto qualcosa cada a fagiolo, soprattutto per le persone fortunate, ma qui la coincidenza sarebbe oltremodo straordinaria! È molto più facile che Giuttari, una volta venuto a conoscenza tramite la comunicazione di Mignini di quel che bolliva in pentola a Perugia, fosse andato a recuperare il fascicolo Narducci rinvenendovi le vecchie dichiarazioni della Alves e che quindi l’avesse contattata. Resta incomprensibile il perché della sua decisione di non dichiararlo. O forse non tanto, poiché in tutta questa storia si avverte una onnipresente sensazione di artificiosità.

Le cassette. A questo punto il lettore davvero interessato sarà molto curioso di sapere se il nome di Francesco Narducci c’era o non c’era nelle registrazioni delle minacce telefoniche dei sedicenti satanisti. Abbiamo visto che nei documenti fin qui esaminati non se ne fa menzione, ma questo non basta a concludere che quel nome non c’era, servirebbe ascoltare le telefonate. Ebbene, per fortuna chi scrive ha la disponibilità delle relative trascrizioni effettuate dagli uomini della Questura di Perugia.
Il 29 settembre Dorotea Falso aveva consegnato le prime due audiocassette, che furono trascritte in un verbale consegnato il 23 ottobre, quindi con un lavoro durato poco meno di un mese (il dato ha una certa rilevanza, lo vedremo). Dal documento risultano 58 conversazioni, purtroppo non collocate nel tempo, con l’ultima che doveva essere avvenuta appena prima della consegna delle cassette, visto che il lato B della numero due risultava vuoto. A parlare, oltre alla Falso, un uomo e una donna, con il breve intervento in un solo caso di un’altra voce maschile, quasi sicuramente il marito della stessa Falso.
Cominciamo col dire che il nome di Pacciani risulta pronunciato in tre telefonate, queste:

Telefonata 11, parla la donna:
… Mi fai ridere…
… il tuo bambino è più brutto di…
… Bocchinara, lo sai noi sappiamo tutto… tutti i bambini con la testa rossa come tuo figlio ci piacciono, farà la fine di Pacciani per un nostro servo maleficio (?), puttana… la puttana la farai… con nostro signore satana e tuo figlio ce lo prendiamo noi. …
Non sai quello che dici......
… Puttana tuo figlio ce lo prendiamo noi.

Telefonata 12, parla l’uomo:
… Fai bene perchè siamo qui ad aspettarti, mica hai paura?
Hai molta paura ehh tuo figlio lo riconosciamo anche se lo dipingi di nero, è rosso, tuo figlio è rosso, satana lo vuole, non capisci proprio un cazzo, non capisci un cazzo.
Ehh ehh, finirà come Pacciani che ha tradito ahh.
Ahh siamo qui ad aspettarti dai esci magari con il tuo amichetto così lo uccidiamo anche lui brutta buttana.
… Fa male a morire per te.

Telefonata 32, parla la donna:
… Non parli? ci vai dal tuo ciarlatano? sii, noi ti aspettiamo, siamo già lì.
Il tuo ciarlatano è un sacrilego, farà una brutta fine, anche tu, vi preleveremo il sangue il tuo e il suo, di quel ciarlatano la tua testa sarà portata e seppellita nelle colline di Firenze dove c’è anche quel bastardo di Pacciani.
Puttana sei finita…
Non crederai che questo sia uno scherzo, siamo molti e potenti.
Tu verrai uccisa in nome di satana, verrai uccisa e tuo figlio lo prenderemo.
Ahh ahh vedrai, vedrai, vedrai puttana, uccisa per niente puttanaccia maledetta.

Come c’era da aspettarsi, il nome di Narducci non compare mai, e neppure parole che in qualche modo possano richiamarlo, tipo “dottore” o “lago”.
Nelle settimane e nei mesi successivi Dorotea Falso consegnò altre cassette, nelle cui trascrizioni la numerazione delle telefonate andò avanti con un unico numero progressivo (quindi la prima della cassetta 3 prese il numero 59). A complicare le cose va segnalata la presenza di doppioni e di telefonate non pertinenti. In ogni caso il primo riferimento a Narducci si trova nella telefonata 166, presente nella cassetta numero 7. Il nastro risulta registrato soltanto in piccola parte, cinque telefonate sul lato A e nessuna sul lato B, come se la donna avesse avuto fretta di consegnarlo, o più probabilmente gli inquirenti di ascoltarlo. Si tenga anche conto del fatto che nelle tre occasioni precedenti le cassette erano state consegnate sempre a coppie. Questo ci autorizza a presumere che la data del relativo verbale di trascrizione, 22 maggio 2002, sia posteriore a quella di registrazione soltanto di qualche giorno. Un riferimento a Narducci forse si trova anche nella telefonata successiva.

Telefonata 166, parla un uomo:
Uomo: Ah. perchè dici buonasera? Eh? Presto per te arriveranno le tenebre di satana. Hai capito?
Verrai uccisa e seppellita come l'amico di Pacciani… del lago Trasimeno.
Falso: Ma scusa ma chi è l'amico di Pacciani? Dimmelo?
Uomo: Ah, guarda bene.
[…]
Falso: Scusa scusami ma io che c'entro con Pacciani? Mi spieghi? Che c’entro io? Io so’ una semplice mortale.
Uomo: Guarda il tuo bambino e finirai nel lago uccisa. Le tenebre sono vicine per te maledetta pottana, ahh, ahh, ahh, ahh, ahh. Tu maledetta, ahh, ahh, ahh

Telefonata 167, frammento, parla un uomo:
[…]
Uomo: Stai zitta, fà silenzio. Tu ricorda il dottore amico di Pacciani.
Falso: Ma chi lo conosce? Che c’entro?
Uomo: È la tua fine.

Come si vede ci sono dei riferimenti a Narducci ma non ancora il suo nome (per inciso, si deve presumere che le notizie arrivate nel 2004 a Pino Rinaldi per il suo servizio su Puletti si fossero fermate qui). Per leggere la parola “Narducci” si deve aspettare la cassetta 9, contenente 30 telefonate, progressivi 180-209, il cui verbale di trascrizione riporta la data del 15 luglio 2002. Ecco qui le quattro conversazioni interessate:

Telefonata 180, frammento, parla un uomo:
Lo conosciamo molto bene il tuo bambino che prenderemo.
Sì è inutile brutta puttana che gli tagli i capelli, puttana.
No, non è il tuo. perchè tu sei puttana e tuo figlio ce lo prendiamo noi in nome di satana e sempre in nome di satana maledetta sarai uccisa come i traditori Pacciani e il grande medico.
Hai capito? Maledetta?

Telefonata 183, frammento, parla un uomo:
Sei una bestia, il demone di satana è in te, sei sempre piu brutta, fai schifo, flaccida, guardati bene ogni giorno diventi più brutta.
Il demone ti corrode la tua anima e presto la tua anima e la tua vita, sarà nostra, verrai uccisa, uccisa maledetta.
Il tempo nostro è infinito, è il tuo che finisce pottana, pottana.
Ahh, ahh, ahh, ahh
Finirai come i traditori di Firenze Pacciani e il grande dottore.

Telefonata 192, frammento, parla un uomo:
Ma dimmi i giornali li leggi?
Noi abbiamo parlato molte volte del grande dottore del lago ucciso.
Non li leggi i giornali?
Il dottore, il grande dottore Narducci…
Lui è un traditore come Pacciani di satana ed è morto, morto.
E tu farai la stessa fine pottana

Telefonata 194, frammento, parla un uomo:
Sei puttana e cornuta.
No, la tua morte non è fantasia, è realtà.
Sarai sacrificata in nome di satana come il grande dottor Narducci, come tutti gli amici di Pacciani traditori di satana.
Povera puttana deficiente, fai schifo.
Sei brutta, è la tua fine.

Le registrazioni di Dorotea Falso proseguirono. Dal verbale di ricerca dei termini significativi, redatto il 16 giugno 2004, si scopre che in totale le cassette furono almeno 18, in 8 delle quali c’erano riferimenti alla vicenda del Mostro. In particolare, dopo la 9, Narducci compare nelle cassette 11 e 13. La figura sottostante ne mostra le prime tre pagine.


Qui sotto si possono vedere invece le date di trascrizione delle cassette 1, 2, 7 e 9.


Il quadro è (quasi) completo, e consente di affermare una verità tanto clamorosa quanto inconfutabile: non è vero che le indagini sulla morte di Francesco Narducci furono riaperte dietro lo stimolo delle telefonate minatorie a Dorotea Falso, poiché in quelle telefonate il primo riferimento alla persona, sotto forma di “amico di Pacciani del lago Trasimeno”, è successivo di ben 7 mesi, da ottobre 2001 a maggio 2002. Il lettore tragga da solo le conseguenze che ritiene opportuno trarre, senza però ignorare il fatto che un’indagine dal costo di decine e decine di milioni di euro e dal risultato nullo era partita sulla base di semplici voci di popolo. L’aver poi cercato di camuffare questa imbarazzante verità è stato un gravissimo inganno, sul quale farebbe bene a riflettere chi ancor oggi rimane emotivamente legato a un’inchiesta la quale, sottoposta a serene e attente analisi, potrebbe rivelare chissà quali altri aspetti di inquietante artificiosità.

La causa diventa l’effetto. A questo punto si deve notare la sorprendente inversione dei fenomeni di causa ed effetto. Se non fu la comparsa del nome di Narducci nelle minacce telefoniche a far partire le indagini sulla sua morte, fu quasi sicuramente la partenza delle indagini sulla sua morte a far comparire il suo nome nelle minacce telefoniche. Altrimenti, al solito, dovremmo accettare una casualità poco plausibile. La spiegazione più ovvia di tale fenomeno potrebbe essere la comparsa sui mass media delle notizie relative alle indagini, dalle quali i molestatori sarebbero stati stimolati all’utilizzo della figura di Narducci accanto a quella di Pacciani. Ma non sembra così.
Durante i primi mesi delle indagini le bocche degli inquirenti erano cucite. A quanto risulta a chi scrive l’unica fuga di notizie avvenne in concomitanza con l’audizione, il 22 gennaio 2002, di Gabriella Carlizzi da parte di Mignini. Fu quasi certamente la teste stessa a parlare, nonostante la secretazione del verbale. Da “Il Tirreno” del 25:

L'inchiesta avviata a Perugia, dopo l'interrogatorio di dieci ore di Gabriella Carlizzi, sembra un po' come il capo di un filo: a tirarlo si dipana la matassa. E infatti il procuratore capo Giuliano Mignini pare aver iniziato proprio dal principio. Dal 1985, precisamente l'8 ottobre, quando un giovane medico, figlio del primario di ginecologia dell'ospedale di Foligno, scomparve nelle acque del lago Trasimeno. Secondo la procura di Perugia che avrebbe ricevuto alcune carte da quella di Firenze, la morte di Francesco Narducci, all'epoca 36 anni, potrebbe essere collegata con le vicende giudiziarie che vedono implicata la schola di esoterismo e magia che secondo gli inquirenti fiorentini avrebbe ordinato i delitti delle coppiette. Gli incartamenti sono stati ripresi dagli scaffali ma il filo che ne esce sembra avvolgersi sempre attorno alla rosa rossa. Il nome della congrega con base in Francia e a Firenze che firmerebbe i delitti più efferati lasciando il suo simbolo: la rosa. Solo ipotesi, naturalmente.
Narducci scomparve dalla sua barca un pomeriggio di ottobre. Il corpo fu ripescato qualche giorno dopo. L'indagine fu presto chiusa col suicidio. Ma che ragioni avrebbe avuto Narducci di suicidarsi? La storia non l'ha mai raccontato. Il nome del medico e docente universitario arrivò a Firenze già diciassette anni fa. Attraverso alcune lettere anonime che lo avrebbero indicato come implicato nella terribile vicenda dei duplici omicidi. La procura di Firenze svolse degli accertamenti – a quel tempo capitava con frequenza che anonimi indicassero personaggi anche i più stravaganti – non trovò nulla – anche perché il medico in occasione di uno dei delitti sarebbe stato all'estero – e chiuse le indagini. Ma di un medico morto affogato parlò anche Pietro Pacciani in uno dei suoi innumerevoli memoriali. Indicava nomi e personaggi, il «Vampa», per difendersi. E su alcuni gli inquirenti fiorentini, successivamente, avrebbero anche trovato riscontri. Come nel caso del medico perugino, se è vero che l'input a riaprire le indagini è partito da Firenze. Narducci potrebbe aver fatto parte della schola? E se avesse semplicemente visto ciò che non avrebbe dovuto vedere?

Un articolo analogo comparve su “La Repubblica”. Per i telefonisti satanici gli stimoli erano molti, tra notizie vere e notizie fasulle tutte orientate verso ipotesi settarie ed esoteriche, eppure non ne approfittarono, quasi avessero voluto rispettare la secretazione del verbale della Carlizzi.
Prima di leggere ancora di Narducci si dovette aspettare i primi di giugno, quando filtrarono le notizie relative alla prossima esumazione della salma. A conoscenza di chi scrive il primo articolo è questo de “Il Corriere dell’Umbria” uscito il 1° giugno.

Verrà effettuata nella sala settoria dell'Istituto di medicina legale in via del Giochetto la perizia autoptìca sui miseri resti di Francesco Narducci il medico perugino specialista in gastroenterologia, la cui riesumazione è fissata per il 4 giugno con provvedimento a firma del. sostituto procuratore Giuliano Mignini. Il magistrato perugino, che aveva chiesto lumi ad alcuni esperti tra cui il professor Aristide Morelli, sulla efficacia di un esame autoptico a 17 anni dalla morte della vittima, ha nominato quale perito un luminare di Pavia, il professor Giovanni Pierucci. Anche la famiglia, i cui interessi morali e materiali sono tutelati dagli avvocati Antonio e Alfredo Brizioli, ha nominato i propri consulenti che sono Rino Froldi di Macerata, Giuseppe Fortuni di Bologna e Valter Patumi di Perugia.
Le operazioni inizieranno di buon mattino con l’apertura del loculo al cimitero monumentale di Perugia ed il trasporto della bara nell’Istituto. Qui la cassa verrà aperta ed inizieranno gli esami tecnici dei resti. La parte più importante del lavoro dovrebbe riguardare gli esami istologici e tossicologici. Il magistrato si è convinto, sulla scorta degli atti raccolti in questi cinque intensi mesi di indagini e di interrogatori, che il clinico, che aveva appena 36 anni ed era un provetto nuotatore, sia stato ucciso. […]
I tre elementi che hanno riportato l’attenzione su Narducci in questi ultimi mesi sono, da un lato, un’intercettazione telefonica nel quadro di un'inchiesta sull'usura svolta dalla squadra mobile perugina (in cui un estorsore minacciava, in maniera oggettivamente inquietante, la vittima di farle fare la fine del medico ritrovato nel lago Trasimeno), il fatto che nel giro dell'usura ci fossero soggetti legati a sette sataniche (umbro-toscane) e, infine, il particolare che agli» inizi degli anni ‘80 il giovane clinico era stato in qualche modo sospettato dalla squadra antimostro anche se poi prosciolto e completamente scagionato (all'epoca dei delitti si trovava addirittura, per motivi di studio, negli Stati Uniti).

L’accenno all’intercettazione telefonica dà ragione delle notizie imprecise che si sarebbero perpetrate per anni sull’argomento. In ogni caso, lo abbiamo visto e lo dice l’articolo stesso, l’ingresso del “medico ritrovato nel lago Trasimeno” nelle minacce telefoniche c’era già stato, più o meno una paio di settimane prima. Quali stimoli potevano, allora, aver smosso i molestatori proprio in quei giorni? La risposta più logica è: il medesimo che poi avrebbe provocato i successivi articoli di giornale, e cioè il deposito della perizia effettuata sui vecchi documenti dal professor Giovanni Pierucci, nella quale venivano evidenziate le inquietanti anomalie nelle procedure inerenti recupero e inumazione del cadavere ritrovato nel lago.
Il parere dell’esperto medico legale aveva costituito il vero punto di svolta di un’inchiesta che fino a quel momento si era nutrita più che altro di vaghi sospetti e voci di popolo. Si può a ragione immaginare che, grazie a essa, Mignini si fosse tranquillizzato sulla bontà della pista e quindi avesse deciso di abbandonare ogni esitazione e prudenza, tanto da mettere in programma la riesumazione del cadavere, un fatto clamoroso presto filtrato all’esterno. Guarda caso quello fu anche il momento esatto in cui nelle telefonate a Dora Falso fu introdotto “l'amico di Pacciani… del lago Trasimeno”. Le date, anche se incerte, sono compatibili. Quella ufficiale del deposito della perizia è il 20 maggio, ma si può presumere che il documento fosse arrivato sulla scrivania di Mignini già un po’ prima. Riguardo la telefonata, abbiamo visto che la relativa trascrizione era datata 22 maggio, per una cassetta che ne conteneva poche e che fu consegnata quasi subito, quindi non doveva risalire a troppi giorni prima.
A questo punto è giocoforza presumere che i molestatori avessero potuto contare su qualche aggancio nell’ambito delle forze dell’ordine. Sulle motivazioni del loro agire non è il caso di lanciarsi in ipotesi inverificabili, è meglio che ognuno si faccia la propria.

Le indagini sui telefonisti. Quali indagini furono effettuate per individuare gli autori delle minacce telefoniche? Abbiamo visto che alla fine, a quanto risulta dalle notizie emerse, l’unico condannato fu un certo Pietro Bini, mentre altre tre persone, tra cui i cognati di Dorotea Falso, sarebbero state assolte. Buio totale però su come si arrivò a questo risultato. I pochi documenti pervenuti nella disponibilità di chi scrive non aiutano molto, anche se possono offrire utili motivi di riflessione. Prima di proseguire è opportuna una premessa: è opinione personale non dimostrabile che le molestie telefoniche siano da dividersi in due fasi ben distinte, legate ad autori e motivazioni differenti. Nella prima fase agirono soltanto i due cognati, spinti da ignoti rancori di presumibile origine familiare. Nella seconda subentrarono altri soggetti, forse affiancandosi ai primi due ma più probabilmente sostituendoli. Le nuove motivazioni sono difficili da immaginare, in ogni caso appaiono torbide, e in qualche modo legate alle indagini di Firenze sui mandanti. L’ingresso della figura di Pacciani potrebbe rappresentare il punto di giunzione tra le due fasi.
Ecco alcuni elementi desumibili dalla documentazione in possesso di chi scrive, tutti riferiti alla seconda fase delle minacce:

  • la lettura dei tabulati Telecom relativi all’utenza Falso permise di appurare che venivano sempre usate schede telefoniche in cabine pubbliche;
  • soltanto in un caso e per un motivo fortuito si arrivò a un numero di cellulare con prefisso 335 (contratto Tim business) che però, almeno a un primo controllo, risultò inesistente, poi non si sa; era forse quell’utenza in uso a un poliziotto di cui parla il libro Setta di stato?
  • vennero usate almeno 42 cabine telefoniche, quasi tutte dislocate in paesi poco lontani dalla statale che conduce da Foligno al lago Trasimeno: Foligno (11), Spello (5), Bastia Umbra (2), Santa Maria degli Angeli (8), Assisi (6), Ospedalicchio (1), Casaglia (1), Collestrada (1), Ponte San Giovanni (2), Perugia (1), Sant’Andrea delle Fratte (1), San Feliciano (dove scomparve Narducci, 1). Paesi un po’ discosti: Ponterio (1) e Bevagna (1);
  • con le stesse schede telefoniche furono chiamati altri numeri, tra i cui intestatari la Questura evidenziò: a Vicchio “Il Forteto” e l’abitazione di un parroco, a Firenze l’istituto “Pio X” nella ben nota via dei Serragli e due società di taxi, infine a San Casciano la “Cooperativa di Solidarietà Lautari”;
  • alcune schede vennero usate anche da Firenze per chiamare una casa di ritiri spirituali, “Oasi del Sacro Cuore”, situata in Assisi.
Se si pensa che il soggetto delle minacce era un’anonima estetista, non si può fare a meno di domandarsi che cosa ci fosse sotto per mettere in piedi questa gigantesca rappresentazione. È anche strano che non risultino intercettazioni realizzate dalle forze dell’ordine, ma soltanto un tardivo suggerimento di Angeloni a Mignini in data 28 febbraio 2002 che non sembra aver avuto seguito.

In considerazione di quanto sopra e della gravità dei fatti esposti nei vari verbali resi dalla Falso Dorotea, nonchè dalle minacce di morte, sia nei confronti della Falso che del figlio in tenera età, evinte dai primi verbali di trascrizione delle telefonate avvenute, è modesto parere di questo ufficio ritenere necessario di richiedere all’Autorità Giudiziaria in indirizzo di voler valutare l’opportunità di concedere l’autorizzazione a procedere ad intercettazione dell’utenza telefonica dell’utenza […] intestata a […] di Falso Dorotea, in uso alla stessa, per una durata di quindici giorni, senza blocco, da effettuare presso la sala intercettazioni di questa Questura, Divisione Squadra Mobile. Si fa altresì presente di voler valutare l’opportunità di fare acquisire anche il tracciamento telefonico in entrata ed in uscita dell’utenza interessata per tutto il periodo che verrà effettuata l’eventuale intercettazione telefonica.

Se si pensa all’enorme uso, per non dire abuso, delle intercettazioni telefoniche in moltissimi altri alvei dell’inchiesta, riesce davvero difficile capire il perché nel caso dei sedicenti satanisti esse non furono attuate.
Come ulteriore motivo di riflessione, si riporta parte del contenuto di un’informativa della Questura, datata 25 febbraio 2003, nella quale viene preso in esame un individuo sospetto, quel Pietro Bini che sappiamo essere l’unico condannato attraverso patteggiamento.

L’estrapolazione delle schede telefoniche interessate, grazie alla possibilità di evincerne il codice che lascia traccia della chiamata effettuata, ha permesso di focalizzare l’attenzione su alcuni elementi che potrebbero essere gli autori del reato; nello specifico è giusto segnalare che uno di loro, tale Bini Pietro, nato a Cannara […] ivi residente […], soprannominato “Tenente Kenne”, vista la sua passione e magalomania per le armi e tutto ciò che attiene l’esercito, anche se riformato, ha già precedenti specifici per aver ossessionato con telefonate anonime una donna, tale C. Luciana, minacciandola ed usando termini scurrili come viene fatto per la Falso. È anche da sottolineare che le sue fisime lo vedono come un fervido partecipante alle gare di “Soft air”, sia nella provincia di Perugia che in quella di Firenze e in quella di Reggio Emilia.
Oltremodo, una delle tante schede telefoniche usate per effettuare le minacce, viene usata diverse volte, anche in orari particolarmente tardi, anche per chiamare la C. Romina, sorella della C. Luciana. È evidente che la Romina C. non è ancora stata escussa a verbale, come la sorella (vedasi verbale allegato), perché sussistono validi elementi per ritenerla facente parte del sodalizio in parola, cosi come altri personaggi non sono stati chiamati, fino a che non esisterà la certezza della loro estraneità all’attività criminosa, onde non pregiudicare le indagini che si stanno effettuando. Si segnala anche che è la stessa Luciana C., che in sede di escussione a verbale, dichiara che il Bini è in possesso di tutti i numeri telefonici della sua famiglia e conosce i vari componenti.
Oltremodo si evidenzia che il Bini è stato indicato da più persone come un fervido praticante di messe nere e che, stranamente, le zone frequentate per le gare della “soft air” coincidono con i luoghi dove vengono praticati i riti satanici. Non è da sottovalutare neppure la tecnica che il Bini usò con la C.; infatti, durante le sue telefonate minatorie usava un distorsore vocale, necessario per non far riconoscere la propria voce, visto che la persona offesa e l’autore erano colleghi di lavoro e quindi perfettamente conoscenti l’una dell’altro. Tale metodo ha permesso al Bini di operare nella sua attività minatoria e denigratoria per ben due anni, senza che venisse scoperto e senza lasciare tracce particolari. L’elemento scatenante nel Bini questa perseveranza maniacale è da ricercare in un netto rifiuto, da parte della C., ad intraprendere una relazione sentimentale, stante le dichiaraziani  rilasciate dalla stessa.

È davvero tutto molto strano. L’informativa racconta i precedenti del soggetto nel campo delle molestie telefoniche, ma non fornisce alcun elemento che possa collegarlo a Dorotea Falso. La quale a sua volta mai lo aveva chiamato in causa. Eppure sappiamo che tre anni dopo Bini avrebbe ammesso le molestie, concordando con Mignini una pena rifiutata peraltro dal giudice per la sua eccessiva esiguità. E infine nel 2012, secondo Fiorucci, avrebbe “patteggiato una pena di qualche mese spiegando: l’ho fatto perché ero invaghito dell’estetista che non ci stava”. È chiaro che i conti non tornano, ma nell’impossibilità di farli tornare tramite le sole informazioni disponibili forse è meglio lasciar perdere e passare oltre.

Firenze risponde. Nello stesso giorno dell’audizione di Jorge Maria Alves, 9 novembre 2001, partì la richiesta di Canessa a Mignini per collegare le rispettive inchieste. Tempo neppure un mese che Giuttari preparò una nota per la Procura dove chiedeva nuove deleghe a effettuare interrogatori e intercettazioni sulla base dei nuovi sviluppi dovuti all’inchiesta perugina. Tra l’altro con la Alves aveva già trovato nella figura dell’avvocato Jommi il primo possibile legame di Narducci con l’ambiente fiorentino.
Quelle deleghe le avrebbe attese a lungo, però, poiché il nuovo procuratore capo, Ubaldo Nannucci, non si fidava troppo di lui, quindi, di lì a poco, sarebbero state scintille.

2 commenti:

  1. faccio veramente fatica a credere , non saro' ne' il primo ne' l'ultimo del resto, che tutto cio' possa essere accaduto veramente..sembra la sceneggiatura di un film dove gli inquirenti giocano a fare gli acchiappafantasmi

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  2. Ciao Antonio, mi fa piacere vedere riportato in questi articoli, le dinamiche, la verità tramite atti di un inchiesta che mai sarebbe dovuta partire e che ha rovinato la vita a tante famiglie...
    Con oggi, 21 maggio sono 9 anni dall'assoluzione ... era il 2008 ma
    il dolore rimane immenso !

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