lunedì 22 agosto 2016

La teste 'Gamma'

L’uscita dell’articolo “La teste Gamma” sull’ottimo blog dell’amico Omar Quatar (alias Frank Powerful) mi dà l’occasione per tornare sul tema della macchina rossa vista sotto la piazzola di Scopeti nella domenica ritenuta ufficialmente giorno del delitto. A dire il vero l’intenzione già l’avevo, per un particolare non di poco conto emerso nel recente libro “Al di là di ogni ragionevole dubbio”, di Cochi, Cappelletti e Bruno, e per la mia dimenticanza di un altro particolare, anch’esso dotato di un certo valore. Vedremo di entrambi, ma andiamo per gradi.
Nell’ambito di un più generale e lodevole disegno che si propone di rivedere in modo critico le indagini che portarono alla condanna di Vanni e Lotti, l’articolo citato affronta la questione della testimonianza di Gabriella Ghiribelli, della quale qui si era già trattato (vedi). L’autore è molto scettico sulla sua validità, anzi, al contrario di chi scrive è in generale molto scettico sul coinvolgimento nella vicenda di Giancarlo Lotti, ritenuto soltanto un povero diavolo che si lasciò fagocitare suo malgrado da un’inchiesta radicalmente sbagliata. Convinzione senz’altro rispettabile, anzi, condivisa dalla grande maggioranza di coloro che rifiutano la verità giudiziaria uscita dai due noti processi. Ma, almeno in questo caso e a parere di chi scrive, il buon Frank se ne è lasciato condizionare fin troppo, interpretando a senso unico il comportamento di una testimone che può, anzi, deve, esser letto in modo del tutto differente. Se ho ben capito, il suo pensiero è infatti quello di un avvistamento reale ma che riguardò un’auto non di Lotti. A Lotti la testimone l’avrebbe poi associata (dieci anni dopo) per “deduzione (apparentemente) logica”, dovuta a una sua reazione che vedremo, se non anche per “motivi di rivalsa” nei suoi confronti, dovuti al fatto di essere stata immischiata.
Pur costruito con la consueta serietà e abbondante citazione di fonti, purtroppo l’articolo rischia di portare acqua alla superficialità di molti che sulla rete dissertano della vicenda. Ecco perché mi sento costretto a contestarlo, sicuro che l’autore non se la prenderà, visto che è una persona seria e quindi il suo interesse primario dovrebbe restare sempre il perseguimento della verità, o almeno di quanto più vicino a essa si possa sperare di raggiungere.

Osservazioni. Cominciamo con un’osservazione: che quella domenica un’auto assai simile alla Fiat 128 rossa di Lotti si fosse aggirata attorno alla piazzola è abbondantemente dimostrato dalla testimonianza dei coniugi De Faveri-Chiarappa. L’integrazione con la testimonianza di Sabrina Carmignani dimostra altresì che a metà pomeriggio quell’auto se n’era andata ed era poi tornata. Vista dai coniugi un paio d’ore prima, infatti, all’arrivo della Carmignani non c’era più, mentre più tardi gli stessi coniugi la videro ancora. Anzi, tutto lascia pensare che fosse proprio quella l’auto incontrata dalla Carmignani mentre se ne stava andando, poiché risultano compatibili alcuni particolari significativi. Nell’ottica di un delitto già avvenuto da uno o due giorni, quindi, non risulta poi troppo importante l’avvistamento Ghiribelli, definito da Frank addirittura una “pietra miliare”, per dimostrare l’interesse di Giancarlo Lotti verso la piazzola (sempre che l’auto fosse la sua, come logica vorrebbe, però, vista la descrizione resa dai coniugi sia di essa sia dei due individui che vi erano appoggiati, ben compatibili con lui e Pucci). Ma c’è di più. Considerato quell’interesse e il movimento di avanti e indrè del pomeriggio, risulta così improbabile che la stessa auto fosse tornata anche alla sera? A chi scrive pare proprio di no, e da questa probabilità la testimonianza Ghiribelli viene oggettivamente irrobustita. Insomma, la donna disse di aver visto un’auto che già altri prima di lei avevano visto, a diversa ora ma nel medesimo luogo, quindi appare francamente eccessivo lo scetticismo verso la veridicità del suo avvistamento di cui l’intero articolo è permeato. A meno di non ritenere che avesse saputo della testimonianza dei coniugi e sulla base di essa avesse inventato la propria. Vedremo però che si tratta di un’eventualità poco ragionevole, anzi, tutto lascia pensare che non soltanto la Ghiribelli avesse visto un’auto simile a quella di Lotti, ma avesse anche nutrito più di qualche sospetto che si fosse trattato proprio della sua.
Una seconda osservazione riguarda l’affidabilità generale della testimone stessa. È noto che nel 2003 Gabriella Ghiribelli sarebbe stata richiamata in causa da Giuttari, nella speranza di riceverne appoggio per le sue fallimentari indagini alla ricerca dei mandanti. La donna non si sarebbe fatta pregare, accontentando ad abundantiam l’investigatore con plateali e anche comiche invenzioni, come quella, ben nota, del dottore che mummificava i cadaveri, citata non a caso anche nell’articolo in oggetto. Basta, questo, a squalificarne le dichiarazioni rilasciate nell’inchiesta precedente, come superficialmente ritengono molti commentatori?
Fare di tutte le erbe un fascio è una tentazione irresistibile, comoda spesso per far tornare i propri conti, ma non è il modo migliore per cercare la verità. Chi ha mentito una volta non necessariamente ha mentito in ogni altra occasione, come chi ha detto il vero una volta non per questo può ritenersi sempre affidabile. A fare la differenza è anche il contesto. Innanzitutto la Ghiribelli che si prestò alle manovre di Giuttari sui fantomatici mandanti era giunta all’ultimo stadio del proprio percorso autodistruttivo di alcolista (sarebbe morta di cirrosi epatica di lì a un anno e mezzo), quindi è da credere che il suo contatto con la realtà fosse ormai molto precario. Sette-otto anni prima avrà anche bevuto qualche bicchiere di quello buono per tenersi su, ma di sicuro la sua situazione non era così drammatica, come del resto è desumibile dalla deposizione del 1997, dove apparve ancora abbastanza lucida.
In più ci sono le motivazioni. Fin dai primi mesi dell’inchiesta sui Compagni di merende la donna aveva dimostrato di essere molto sensibile al fascino della notorietà, lei che non aveva mai contato nulla, fronteggiando con grande disinvoltura giornalisti, giudici e avvocati. A parte qualche sporadica intervista, era poi ripiombata nell’anonimato. Essere chiamata di nuovo sul palcoscenico dovette renderla molto felice e soprattutto molto disponibile a raccontare di tutto, complice lo stato di ebbrezza nel quale si doveva sempre trovare. La Ghiribelli che fu interrogata a fine 1995 appare invece come una donna spaventata e infastidita dall’essere stata tirata in ballo in una storia molto pericolosa, e nella quale, a parere di chi scrive, aveva anche qualcosa da nascondere.

Primo interrogatorio. Ma veniamo a quel 21 dicembre 1995, quando Gabriella Ghiribelli si sedette di fronte agli uomini della SAM (o forse ex SAM). Nel suo articolo Frank lascia intendere che in quel momento, causa precedenti ammissioni e testimonianze, già si era attivata l’attenzione di Giuttari verso Giancarlo Lotti e la sua macchina rossa (“Non c’è da stupirsi che nel dicembre 1995, nell’approssimarsi del processo di appello a Pietro Pacciani, Giancarlo Lotti venga messo sotto torchio”), e quindi, per logica conseguenza, che dalla Ghiribelli ci si attendesse chissà quali importanti rivelazioni su di lui. Il che, naturalmente, non sarebbe andato a vantaggio della serenità dell’interrogatorio, dato il rischio di indebite pressioni. Ma non pare affatto così. In fin dei conti, in virtù della recente testimonianza De Faveri-Chiarappa, quella macchina rossa era stata collocata sotto Scopeti soltanto al pomeriggio, senza alcuna traccia di Pacciani. Peraltro, che Giuttari avesse già messo le mani sulla testimonianza Martelli-Caini – dove comparivano due auto a Vicchio la seconda delle quali “poteva essere rossa” – è assai improbabile. Il fresco capo della Mobile si era messo a studiare il caso da appena due mesi: si può credere che il suo pur innegabile fiuto lo avesse già indirizzato, tra la montagna di carte per lui sconosciute, proprio a quella oscura testimonianza in precedenza trascurata? Molto più probabile che l’avesse presa in considerazione a posteriori, durante i mesi successivi (a Lotti sarebbe stata contestata il 6 marzo 1996).
In ogni caso, quando il 15 dicembre il superpoliziotto aveva avuto di fronte Lotti, non gli aveva chiesto di alcuna auto rossa. Evidentemente l’argomento non era stato sviscerato neppure durante il precedente interrogatorio di Filippa Nicoletti, condotto da Canessa il 27 novembre, durante il quale alla donna era stato chiesto se Lotti avesse posseduto un’auto di quel tipo. Allo stato dei documenti emersi, la circostanza risulta soltanto dall’intercettazione della telefonata che le fece Lotti il giorno successivo al proprio interrogatorio, il 16 dicembre (Giuttari aveva avuto la buona idea di far mettere sotto controllo il telefono della Nicoletti):

Lotti: Ma a te cosa t'hanno chiesto?
Nicoletti: Più o meno quando ti ho conosciuto. Come ho fatto a conoscerti. Se io conoscevo le foto di persone che erano in un album. Se conoscevo la tua macchina. Se avevi una macchina rossa!
Lotti: La macchina rossa?... ah, sì! Ah! Io le ho avute! Ah, quel coupé, il 128! Ti hanno chiesto di quello?

Probabilmente la risposta era stata evasiva, e non c’è da stupirsene, poiché, di fronte agli inquirenti, la Nicoletti restava sempre molto abbottonata.
Torniamo però alla Ghiribelli e a quel 21 dicembre. Non c’era Giuttari a condurre l’interrogatorio, circostanza che costituisce ulteriore conferma della mancanza di grande interesse verso la figura di Giancarlo Lotti, dal quale era venuto il nome della donna. Mancanza di grande interesse confermata anche dai risultati dell’interrogatorio stesso e dal relativo verbale, di cui sono emersi alcuni sunti (vedi “Al di là di ogni ragionevole dubbio”, p.142), dove l’argomento principe sembra essere decisamente Salvatore Indovino, nella cui stamberga si forzò la teste a collocare anche Pacciani (Giuttari era senz’altro memore della frequentazione di Antonietta Sperduto, che abitava proprio accanto a Indovino, da parte di Vanni e Pacciani, e che su questo punto la testimonianza Ghiribelli fosse stata forzata è dimostrato tra l’altro, ma non solo, dal successivo interrogatorio, dove avrebbe decisamente contestato quella parte di verbale).
Di Lotti si parlò invece nella telefonata della sera, tra Ghiribelli e Nicoletti, della quale sono emersi vari frammenti, tra cui questo, ben noto, che comunque conviene riportare per la sua grande significatività:

Ghiribelli: Io l'unica cosa che posso dire è che una macchina arancione l'ho vista sotto le luci piccole piccole di strada, sai è una strada piccola. Potrebbe essere stata arancione, potrebbe essere stata rossa, scodata di dietro. Mi hanno fatto vedere la foto e l'ho riconosciuta.
Nicoletti: Si, ma è vecchia, quella macchina...
Ghiribelli: Appunto... ma è una cosa assurda!
Nicoletti: Ma ne ha cambiate tante di macchine, ne aveva una celestina, poi arancione, poi una rossa, poi ne ha presa un’altra rossa, una gialla ce n'aveva...
Ghiribelli: Senti, mi hanno domandato in Questura - ma il Lotti che macchine aveva? - e io gli ho detto rossa, una con la portiera rosa perché la portiera gli si era rotta e lui ne aveva presa una al disfacimento, e l'aveva messo questa portiera rosa.
Nicoletti: Sei sicura?
Ghiribelli: Son sicura di quello...
Nicoletti: Ma è stata quell'altra macchina che ha sostituito lo sportello! Quella che aveva prima di ora, quell'altra ancora prima era una sportiva...
Ghiribelli: Addirittura?

Da queste parole si evince innanzitutto che gli uomini di Giuttari avevano chiesto alla Ghiribelli delle macchine di Lotti. Le erano anche state mostrate delle foto, tra le quali di sicuro quella di una Fiat 128 coupè che lei aveva riconosciuto. In più la donna confessò all’amica di aver visto quell’auto in una “strada piccola”, di notte. Dato il contesto e gli eventi successivi, non si può che pensare alla piazzola di Scopeti la domenica sera del delitto. Ma, sorprendentemente, nel verbale conseguente di questo avvistamento non v’è traccia. La circostanza è emersa nel libro Al di là di ogni ragionevole dubbio, dove gli autori scrivono in nota a p. 143: “Dal verbale del SIT della Ghiribelli di quello stesso giorno non risultano domande sulle auto né un riconoscimento fotografico” (per amor di precisione è il caso di far notare a Frank un piccolo errore del suo articolo: anche Giuttari ne Il Mostro scrive di argomenti non riportati nel verbale, ma si riferisce ad altro, mentre tace del tutto sulla macchina rossa).
A questo punto, come accadeva con il mitico Lubrano, la domanda sorge spontanea: possibile che un fatto così clamoroso come l’avvistamento di un’auto sotto la piazzola di Scopeti nella notte del delitto (o comunque ritenuta tale) non fosse stato oggetto neppure di verbalizzazione? Evidentemente, durante l’interrogatorio, se anche la Ghiribelli aveva – forse – attribuito a Lotti il possesso di un’auto Fiat 128 riconosciuta nell’album fotografico che le era stato mostrato (ma la notizia doveva già esser nota ai suoi interlocutori), sul fatto che l’avesse vista “sotto le luci piccole piccole di strada” nella notte fatidica aveva taciuto. Perché?

Secondo interrogatorio. Anche se nei propri libri non lo scrive, a far ruotare le antenne di Michele Giuttari verso Giancarlo Lotti è logico che fu proprio l’intercettazione appena citata. Tanto più che due giorni dopo le due donne si sentirono ancora, e fecero un nome nuovo, Fernando, meravigliandosi che Lotti non lo avesse ancora “messo di mezzo”. A questo punto Giuttari iniziò probabilmente a valutare in modo diverso l’avvistamento De Faveri-Chiarappa, dal quale risultava che vicino alla macchina rossa c’erano due uomini, e quindi a sospettare che Lotti la sapesse più lunga di quanto aveva voluto far credere. Tra l’altro l’investigatore ha sempre dato la massima importanza a quell’avvistamento, trattandone in modo approfondito sia in aula che nei propri libri (senza però rendersi conto di come la versione di Lotti ne venisse assai indebolita; invece i giudici di primo e secondo grado, più accorti, bellamente la ignorarono).
Il 27 dicembre il superpoliziotto interrogò personalmente Gabriella Ghiribelli, ottenendo quello che non avevano ottenuto i suoi uomini: la nota dichiarazione sull’auto vista sotto Scopeti. Ecco il frammento che interessa riportato da “Il Mostro”:

Ritornando da Firenze, la sera prima del giorno in cui fu diffusa la notizia del duplice omicidio degli Scopeti intorno alle ore 23:30, insieme al mio protettore dell'epoca, proprio in corrispondenza della tenda - da me notata anche nei giorni precedenti -, ebbi modo di constatare la presenza di un'auto in sosta di colore rosso o arancione con la portiera, lato guida, di altro colore sempre sul rossiccio, ma più chiaro dell'intero colore del mezzo. Devo precisare che il colore dell'auto mi sembrò un po' alterato in quanto su di essa si rifletteva la luce dei fari dell'auto su cui stavo viaggiando. Quando si seppe la notizia in San Casciano del duplice omicidio, Norberto mi disse di tacere per non trovarci entrambi nei guai e fu per questo che non dissi nulla, anche perché ero terrorizzata e nessuno mi aveva fatto domande.

Il libro riassume poi ulteriori precisazioni, sul tipo di auto (“sportivo con la coda tronca”), e sulla posizione (“con la parte anteriore rivolta in direzione di San Casciano”, come avevano visto al pomeriggio i coniugi), e racconta del riconoscimento fotografico di una Fiat 128 coupè uguale a quella che all’epoca aveva posseduto Lotti.
Come a dimostrare che non stava raccontando palle, la Ghiribelli riferì poi di un altro episodio, che per Frank Powerful è importante per dimostrare la sua poca attendibilità, e che invece per lo scrivente dimostra esattamente il contrario. Il frammento di verbale è riportato da Cappelletti a p. 144 del libro già citato:

Circa tre mesi fa ho avuto modo di notare la macchina del Lotti e vedendo che aveva la portiera di colore rosa mi venne spontaneo dire al Lotti in tono scherzoso ‘Vuoi vedere che sei tu il mostro?’ (…) Il Lotti rimase male e mi disse: ‘Cosa c’entra la mia macchina con quella che hai visto te?’. In seguito il Lotti è venuto a trovarmi con altra macchina e mi spiegò che l’aveva cambiata perché l’altra non funzionava più.

La dichiarazione risulta già utilizzata da Nino Filastò, che per screditare la teste la riportò in “Storia delle merende infami”, commentandola in questo modo:

[…] che va dicendo, Gabriella? Che dopo circa undici anni da quell'avvistamento, Lotti andrebbe ancora in giro con la medesima auto rossa? Tenendola insieme come? con lo spago e la gomma da masticare, visto che sappiamo […] che la 128 rossa davvero posseduta dal Lotti, cadeva già a pezzi nel 1985?
Si capisce bene da quest'aggiunta che la testimone è ultra-collaborativa, le piace arricchire, dettagliare.

L’avvocato non si smentisce mai, e ancora una volta dimostra tutta la propria faziosità (con la quale comunque non riuscì a risparmiare a Vanni l’ergastolo, è sempre bene tenerlo presente). Dalle parole riportate nel verbale non si evince affatto che la Ghiribelli avesse confuso l’auto del 1985 con quella del 1995, una Fiat 131, anch’essa rossiccia ma di fisionomia del tutto differente. Basti il particolare della coda tronca, al posto della quale la 131, una berlina a tre volumi, aveva un ampio bagagliaio. In realtà l’unica perplessità suscitata dalle parole della Ghiribelli riguarda semmai il pasticcio che potrebbe aver fatto sulla portiera di colore differente dal resto della carrozzeria, che sembra improbabile Lotti avesse cambiato a entrambe le auto (sull’argomento torneremo tra breve). Al buon Frank certamente non si può attribuire la medesima faziosità di Filastò, in virtù di quest’uscita della Ghiribelli giunge però a conclusioni analoghe, postulando che sotto Scopeti la donna non avesse visto affatto una Fiat coupè 128 rossa, ma forse qualcosa di simile a una Fiat 131, di cui non a caso riporta la foto. Ma prima di discutere dell’interpretazione di Frank è necessario introdurre un ulteriore particolare.

Le reazioni di Lotti. A proposito delle intercettazioni bisogna dire che, almeno a quanto se ne sa, non riguardarono l’utenza Ghiribelli, mai messa sotto controllo. La donna fu ascoltata soltanto nei colloqui con Filippa Nicoletti, e, a partire da metà gennaio circa, con Giancarlo Lotti, dopo l’inizio del monitoraggio dell’apparecchio del Bar Centrale di San Casciano al quale questi si appoggiava. Da un interrogatorio successivo (8 febbraio 1996) si sarebbe però venuti a sapere che quello stesso 21 dicembre la Ghiribelli aveva chiamato anche Lotti, invitandolo a vedersi a Firenze. Così avrebbe raccontato l’episodio in aula il 3 luglio 1997 (vedi):

È andata così: che a me mi son venuti gli inquirenti a casa, quelli della SAM, […] dice: “guarda, ti devi presentare” […] Mi sono presentata lì con loro, addirittura, e mi hanno detto che Giancarlo aveva fatto il mi’ nome. Perché probabilmente gli avevano domandato a Giancarlo se frequentava qualche donna e lui ha detto di me. Cioè, questo deduco io, almeno a essere coerente, no?
Senonché, quando io son tornata, io naturalmente agli inquirenti ho detto la verità. Ho detto: “sì, io quella macchina l'ho vista quella sera, era scodata” perché torno a ripeterle, signor Giudice, che io non mi intendo affatto di macchine, sicché che tipo di macchina fosse proprio non lo so. Quando son tornata a casa - visto che mi hanno fatto il nome di Giancarlo, perché si vede che gli aveva fatto il mio, io ho telefonato a Giancarlo a San Casciano e gli ho detto: “Giancarlo, puoi venire un attimo a Firenze, ti devo parlare?” Dice: “sì”. Arrivato a Firenze gli faccio: “ma che discorsi fai te nei miei riguardi?” Dice: “no, mi hanno domandato se io frequentavo qualche ragazza, ho detto che frequentavo anche te, oltre alla Filippa”, mi fa Giancarlo. Dico: “ma non è che, allora, quella macchina rossa che io ho visto, scodata, che fosse la fosse tua?”. E lui mi fa: “che, non ci si può fermare nemmeno a pisciare?”.
Parole sue testuali, lineari. Con questo ha ammesso che la macchina era veramente sua. Ma io l'ho saputo proprio il giorno che mi hanno interrogato quelli della Squadra Anti Mostro.

Che l’episodio, collocato dalla Ghiribelli al 23 dicembre, fosse accaduto davvero non pare ci possano essere ragionevoli dubbi. In fin dei conti la donna lo raccontò anche in aula, sotto giuramento, con il rischio quindi di venire incriminata per falsa testimonianza, per di più sapendo bene che prima o poi sarebbe stato sentito anche Lotti, il quale avrebbe potuto smentirla. Ma soprattutto, a confermare la circostanza, c’è un’intercettazione del 25 gennaio, dove la Ghiribelli, chiamando Lotti al telefono del Bar Centrale, disse: “‘non ci si può neanche fermare a pisciare’, lo hai detto tu”, ricevendo in risposta un “che c’entra!”, che altri non era se non un’ammissione. Anche Frank, in ogni caso, pare crederci, anzi, inserisce l’episodio nel contesto della sua interpretazione del riconoscimento dell’auto di Lotti. Sarebbe stata infatti la “malaugurata scusante addotta dal Lotti “Non ci si può nemmeno fermare a pisciare”, un Lotti che già al suo esordio si dimostra un maestro nell’incastrarsi da solo nel ruolo di reo confesso e chiamante in correità” a dare certezza alla Ghiribelli. Il che può anche esser vero, e, postulando che nella donna i primi dubbi fossero nati proprio nell’interrogatorio di due giorni prima, quando gli uomini della SAM le avevano chiesto delle auto di Lotti, potrebbe andare a favore di un avvistamento da lei erroneamente interpretato. Però si dovrebbe accettare il fatto che Lotti non sarebbe riuscito a negare una mai avvenuta sosta a Scopeti, non soltanto di fronte ad agguerriti inquirenti forti delle precedenti rivelazioni di Fernando Pucci (Vigna e altri, 11 febbraio 1996), ma neppure di fronte a una sua amica,  in un normale colloquio a due. Poco verosimile. In ogni caso, a confutare questa interpretazione, c’è anche altro: tutto lascia ritenere che Gabriella Ghiribelli stesse sospettando di Lotti già da molto tempo, probabilmente proprio dal momento in cui, dieci anni prima, aveva visto quell’auto rossa scodata sotto la piazzola di Scopeti.

I sospetti della Ghiribelli. Abbiamo visto che, come a rafforzare la veridicità del proprio racconto, il 27 dicembre Gabriella Ghiribelli aveva riferito a Giuttari dell’episodio di tre mesi prima in cui aveva detto a Lotti, in tono scherzoso: “Vuoi vedere che sei tu il mostro?”. Si trattava di un fatto accaduto davvero? Non si vede perché no. Anzi, rispondendo ad Aldo Colao, in aula la donna avrebbe detto anche di più:

Colao: Dunque, lei, signora, si ricorda di aver detto a Giancarlo Lotti, in qualche circostanza: “vuoi vedere che sei tu il mostro”?
Ghiribelli: Sì, più di una volta.
Colao: Ecco, ci vuole spiegare il perché?
Ghiribelli: No, perché siccome lui viaggiava sempre così, e poi parlava spesso di questa storia, una cosa e un'altra, gli faccio... Ma Giancarlo ha sempre negato, fino a quella sera famosa che io fui chiamata dagli inquirenti e allora dico: “bah, io l'avevo già vista questa macchina”. Fino a quella sera lì non ho mai saputo. Ma si deve rendere conto che io sono stata sedici anni a frequentare un essere del genere.

Dunque la Ghiribelli, poiché Lotti “viaggiava sempre così, e poi parlava spesso di questa storia, una cosa e un'altra”, si sarebbe insospettita, magari non seriamente, abbastanza comunque da pungolare lo stesso Lotti più di una volta. È fuori luogo ritenere che i suoi sospetti sarebbero nati proprio da quell’avvistamento sotto Scopeti? A chi scrive pare di no, e la precisazione con Colao, “Fino a quella sera lì non ho mai saputo”, suona come il tentativo di negare ciò che invece conseguiva da quello che era stato appena detto. E quando il 21 dicembre la Ghiribelli si era seduta davanti agli uomini di Giuttari tutto lascia pensare che temesse qualche conseguenza per il proprio silenzio durato dieci anni. Questo spiegherebbe bene il perché non avesse raccontato dell’avvistamento. Certo, al momento del processo il pericolo era ormai passato da tempo, ma è comprensibile che l’ormai personaggio Ghiribelli non avesse avuto alcuna intenzione di rovinare la propria immagine di fronte a tutti ammettendo una precedente bugia, e ricevendo almeno una censura morale per non aver parlato. In questa chiave si possono senz’altro interpretare le fin troppo numerose precisazioni della donna in aula sulla sua ignoranza riguardo le auto di Lotti (che invece l’articolo di Frank prende a riprova dell’inattendibilità dell’avvistamento).
Quando, sei giorni dopo, la donna fu interrogata da Giuttari, era ormai agli atti l’intercettazione nella quale aveva riferito l’episodio alla Nicoletti, dunque non poteva più tacere. Non si sa se il superpoliziotto gliela contestò, in ogni caso dovette fargli capire che qualcosa sapeva, e la Ghiribelli vuotò il sacco. La sua paura di possibili conseguenze è comunque dimostrata dalla bugia sull’anno in cui aveva conosciuto Lotti, guarda caso il 1986, proprio quello successivo al delitto degli Scopeti, potendo così ben giustificare che avesse sì visto l’auto rossa scodata, ma senza attribuirla a Lotti poiché, appunto, non lo avrebbe conosciuto ancora. In seguito sia Pucci che Lotti che la stessa Ghiribelli avrebbero spostato questa conoscenza ben più indietro nel tempo. Facendo due conti sulla risposta appena citata alla domanda di Colao (“sono stata sedici anni a frequentare un essere del genere”) si giunge al 1979-1980, ad esempio.
Ulteriore dimostrazione di quanto la donna temesse spiacevoli conseguenze è data dal suo silenzio con Giuttari riguardo l’incontro con Lotti di quattro giorni prima, quando lui aveva detto la citata frase “che, non ci si può fermare nemmeno a pisciare?”. Come abbiamo già visto, avrebbe raccontato di quell’incontro soltanto l’8 febbraio, molto presumibilmente dietro sollecitazione degli inquirenti, dopo che il 25 gennaio precedente era stata intercettata mentre ne parlava al telefono con lo stesso Lotti. Sembra piuttosto difficile conciliare questo comportamento con una ricostruzione che vede la donna inventare o comunque ingigantire per rivalsa contro Lotti.
Il fatto che l’avesse subito associata a Lotti spiega bene anche il perché, a distanza di 10 anni, la Ghiribelli ricordasse bene quell’auto vista di notte, dietro una curva, per qualche secondo appena, lei che, a suo dire, di auto non s’intendeva per nulla (in effetti neppure aveva la patente). Avendola già in mente come quella guidata in quel periodo da Lotti, anche soltanto pochi secondi le erano bastati per riconoscerla. A quel punto era rimasta nella sua memoria, dove forse anni dopo si era creata confusione sulla portiera di colore diverso, che Lotti doveva aver cambiato soltanto sul 131 del 1995, di analogo colore. Di quest’ultimo fatto si può avere ragionevole conferma dalla telefonata del 21 dicembre con la Nicoletti, dove la Ghiribelli aveva attribuito al 128 la portiera di colore diverso, ricevendo in risposta questa esclamazione: “Ma è stata quell'altra macchina che ha sostituito lo sportello! Quella che aveva prima di ora, quell'altra ancora prima era una sportiva”, dalla quale si potrebbe arguire appunto che la sostituzione avesse riguardato soltanto il 131 (la Nicoletti senz’altro conosceva molto meglio le auto di Lotti).

Il ruolo di Galli. Anche se aveva negato di aver riconosciuto l’auto di Lotti, il 27 dicembre la Ghiribelli cercò comunque di giustificarsi per non aver riferito del suo avvistamento alle forze dell’ordine, ammettendo di aver capito che avrebbe potuto essere importante. Abbiamo visto che lo fece chiamando in causa il suo protettore di allora, Norberto Galli, il quale glielo avrebbe proibito per paura di guai, dati i loro “mestieri”. Tra l’altro Galli era già stato condannato per sfruttamento della prostituzione, quindi il discorso appare accettabile.
Ne “Il Mostro” Giuttari ci racconta di un coreografico interrogatorio seduta stante, con l’uomo prelevato da casa propria in tarda serata. Stranamente Galli confermò sì l’avvistamento, ma lo raccontò in modo un po’ differente. In auto assieme a lui ci sarebbe stato Salvatore Indovino, mentre, come risulta da “Al di là di ogni ragionevole dubbio”, la presenza di Gabriella Ghiribelli non la dette per certa. Dallo stesso libro si apprende che avrebbe visto sotto la piazzola “un’autovettura di colore chiaro, di media cilindrata, dalla forma un po’ squadrata di cui non ricordava il modello”. A fine interrogatorio, secondo “Il Mostro”, a domanda diretta avrebbe comunque ammesso di aver vietato alla Ghiribelli, alla notizia del delitto, di andare dai Carabinieri.
Nell’ipotesi formulata in questa sede, quella cioè di una Ghiribelli che davvero aveva visto, o comunque era convinta di aver visto, l’auto di Lotti, come va interpretato il comportamento di Galli? Il suo interrogatorio dimostra innanzitutto che l’avvistamento riferito dalla Ghiribelli era reale. I due avevano effettivamente visto un’auto sotto la piazzola di Scopeti la domenica notte fatidica, non ci sono dubbi. Ma perché Galli non descrisse la medesima auto della Ghiribelli, soprattutto per il colore? Si potrebbe pensare che, guidando, vi avesse fatto meno caso. Aggiustando un po' il tiro, in dibattimento avrebbe così raccontato (vedi): “nel passare, io ho visto così, con la coda dell'occhio il culo di una macchina però non potrei dire di che colore era […] sembrava senza bagagliaio posteriore […] A me è sembrata una macchina piccola, di media cilindrata, come la mia, insomma”. Ma anche lui conosceva la Fiat 128 rossa di Lotti, come risulta dall’interrogatorio dell’8 febbraio (“Al di là di ogni ragionevole dubbio”, p. 148). Per di più con la Ghiribelli ci sarà stato senz’altro uno scambio d’impressioni, se non la sera stessa almeno il giorno dopo, quando avevano discusso sull’opportunità di andare dai Carabinieri. Insomma, quel che è certo è che se la Ghiribelli aveva riconosciuto l’auto di Lotti, Galli di sicuro ne era al corrente, che anche lui l’avesse riconosciuta oppure no. Quindi tutto lascia supporre che anch’egli avesse cercato di nascondere i propri o gli altrui sospetti, parlando di auto chiara e addirittura mostrandosi incerto sulla presenza della donna.
Sul ruolo assegnato a Salvatore Indovino si può invece immaginare una perversa interazione con le aspettative di Giuttari, che nel sedicente mago aveva individuato una fonte inesauribile di suggestioni. Nell’interrogatorio dell’8 febbraio la Ghiribelli lo avrebbe escluso categoricamente, e in dibattimento Galli avrebbe corretto un po’ il tiro: “Non mi ricordo di preciso questo particolare, perché in quel periodo lui stava poco bene e si andava a fargli la puntura, si faceva la puntura”.
Infine la taglia. È noto che poco dopo il delitto fu promessa una ricompensa di 500 milioni a chi avesse fornito informazioni sufficienti a far catturare il Mostro. Certo, apparirebbe ben strano se Galli e Ghiribelli, essendo sicuri della colpevolezza di Lotti, con la speranza d’incassare una somma così grande non lo avessero denunciato. Ma evidentemente sicuri non erano né potevano esserlo (in effetti avevano soltanto visto la sua auto, e lui poteva essere lì anche da semplice guardone), e Galli, che decideva, preferì comunque non aver niente a che fare con le forze dell’ordine.

Conclusioni. Siamo arrivati in fondo. Scopo dell’articolo era quello di fornire un’interpretazione differente da quella, a parere di chi scrive profondamente sbagliata, data dal compagno d'avventura (o di sventura) Frank Powerful alle dichiarazioni di Gabriella Ghiribelli su Giancarlo Lotti. Il lettore può giudicare la bontà del risultato. Se il responso risulta negativo, come ultima mia speranza lo invito a conciliare quell’interpretazione con la risposta a queste quattro domande riassuntive:
  • Perché la Ghiribelli aveva più volte pungolato Lotti con la domanda se era lui il Mostro?
  • Perché nell’interrogatorio del 21 dicembre la Ghiribelli aveva taciuto sul suo presunto avvistamento?
  • Perché Lotti, di fronte ai sospetti della Ghiribelli, il 23 dicembre non aveva negato di essersi fermato sotto la piazzola?
  • Perché la Ghiribelli non aveva riferito a Giuttari, il 27 dicembre, dell’ammissione di Lotti conseguente alla sua frase “Non ci si può nemmeno fermare a pisciare”?
Infine, ma questo dovrebbe far parte di un articolo apposito che mi piacerebbe molto leggere (anche se Frank già ne accenna nell’attuale), andrebbe spiegato il perché Fernando Pucci, il 2 gennaio successivo, avrebbe accampato analoga scusa per una sosta anche da lui ammessa. Coincidenza oppure versione concordata?

Addendum. Colgo l’occasione di questo articolo riguardante l’auto rossa di Lotti per riportare un elemento del quale mi ero dimenticato. Tra le testimonianze recuperate da Giuttari c’era anche quella del fotografo americano James Taylor (vedi). Da un verbale redatto nella caserma dei Carabinieri di San Casciano il 9 settembre 1985, alle ore 19.50, quindi poco dopo la scoperta dei cadaveri dei due francesi, era emerso che l’uomo, transitando la notte del delitto (0.15-0.45), aveva visto parcheggiata nei pressi della piazzola di Scopeti (ma non sembra proprio sotto) una Fiat 131 di colore argento (era quella l'auto vista anche da Galli e Ghiribelli? chi scrive, naturalmente, ritiene di no). Assieme a Taylor c’era la sua ragazza, Luisa Gracili, riguardo la quale nella medesima caserma era stato rintracciato un appunto redatto dal comandante e datato al giorno successivo, 10 settembre, con su scritte le sue generalità (nome, cognome, data e luogo di nascita, indirizzo di residenza, telefono) e la frase: “Dice di aver notato, visto spesso nel luglio e ultimamente, un'auto FIAT 128 rossa. Non ricorda la targa, con nessuno a bordo”.
Ascoltata in dibattimento (vedi), Luisa Gracili, avvocatessa, non rammentò nulla di quel biglietto, ma era sicuramente lei la persona cui esso faceva riferimento, vista la coincidenza delle generalità anagrafiche. Nessun dubbio anche sul fatto che l’avvistamento avesse riguardato la piazzola di Scopeti e un’auto parcheggiata nei pressi, considerando la data dell’appunto e la residenza della testimone a San Casciano, motivo per il quale passava sempre da lì tornando a casa dopo le proprie attività giornaliere a Firenze. Purtroppo però la mancanza di qualsiasi ricordo da parte sua impedì di aggiungere altri particolari, tra i quali il più importante sarebbe stato senz’altro il tipo di 128, se berlina o coupè. La mancanza della specifica dovrebbe far propendere per il modello berlina, senz’altro il più diffuso, e quindi far escludere che potesse essersi trattato della macchina di Lotti; c’è da dire però che il colore rosso è tradizionalmente più adatto a un’auto sportiva piuttosto che a una berlina. In ogni modo non può non tornare in mente la frase pronunciata da Lotti, di propria iniziativa, il giorno del suo interrogatorio con Vigna: “la sera prima dell'omicidio sono passato agli Scopeti da me”. Aveva messo le mani avanti a fronte di altre possibili testimonianze che ancora non gli erano state contestate?

43 commenti:

  1. Ottimo articolo. Non ricordo avesse detto 16 anni sono stata, ricordo lo disse inj dibattimento ma non c'avevo fatto caso perchè in effetti anch'io presumevo conoscesse il Lotti da molto tempo e non solo dal 1986. Comuynque sia l'impianto accusatorio contro i compagni di merende non comprende solo tale testimnianza ma è cerfto che diversa gente fosse in loco già dai giorni antecedenti e sicuramente il delitto non può essere avvenuto il Venerdi perchè lo Iacovacci era li il Sabato mattina e non ha visto e sentito niente di sospetto menchemeno puzzo di morto tranne il be noto avvistamento

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  2. Antonio, posto che non possiamo sapere cosa si dissero la Ghiribelli e gli agenti della SAM il 21 dicembre 1985 "fuori verbale", la logica interna della vicenda (auto rossa già segnalata, testimonianza Chiarappa De Faveri, SIT Nicoletti, SIT Lotti) fa ragionevolmente presumere che Gamma fu specificamente sentita sull'argomento, come del resto risulta ad abundantiam dalla successiva intercettazione telefonica(che Giuttari sapientemente omette). E' chiaro, per me, che la Gabriella l'auto del Lotti l'ha "riconosciuta", non il 27 dicembre, come risulta dal verbale, ma già il 21, quando per "colpa" del Lotti, viene interrogata la prima volta (ma mai prima del 21 dicembre, checché lei dica a posteriori). E siccome la teste non è affidabile, poiché ha sempre raccontato un sacco di balle, posso tranquillamente pensare che anche quel 21 dicembre abbia raccontato una balla. Se poi rileggi l'estratto di verbale che c'è nel libro di Giuttari, insieme all'intercettazione, mi sembra evidente che sul colore la sta sparando un po' a caso: il colore era falsato, poteva essere arancione poteva essere rossa (la Nicoletti le aveva nel frattempo chiarito che lei aveva in mente un'altra macchina). No, doveva essere rossa, perché rossa era l'auto che era stata vista nel pomeriggio; invece per il Galli era bianca, ma la gabriella non c'era e c'era il mago indovino. Ma come si può credere a testi come questi, che dicono sempre le cose che la polizia si aspetta di sentirsi dire?

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    1. La tua supposizione che il 21 la Ghiribelli avesse raccontato del suo avvistamento agli uomini di Giuttari non ha punti di appoggio. Non risulta dal verbale, innanzitutto. E' vero che nel suo libro Giuttari parla di "fuori verbale", ma si riferisce a domande che i suoi uomini avrebbero fatto e alle quali la donna non aveva risposto. Non si tratta di rivelazioni non trascritte. Come puoi pensare che non sarebbe stato trascritto un avvistamento di auto sotto Scopeti, se per di più ritieni che proprio lì si voleva andare?
      In realtà tutto porta a ritenere che in quel momento la figura di Lotti non fosse stata ancora associata all'auto vista dai coniugi De Faveri-Chiarappa, come dimostra il fatto che nel suo precedente interrogatorio, quello del 15, sull'argomento non gli sia stata posta alcuna domanda. La chiave di volta della vicenda sta proprio nell'intercettazione del 21, dove la Ghiribelli dice quello che poco prima aveva taciuto, dando la possibilità a Giuttari, il 27, di contestarglielo. In mezzo c'era stato anche l'incontro con Lotti, taciuto a Giuttari, con la nota scusa del pisciare. La sequenza di eventi è molto semplice, e racconta una storia plausibile e lineare.
      Si può poi andare avanti, seguendo Lotti, che il 23 aveva capito che sarebbero tornati a cercarlo e sarebbero anche andati a pescare Pucci. Con il quale quindi si mise d'accordo su una versione dove era inserita la scusa del pisciare.
      Onestamente non so dove arriverai con questo metodo di buttare tutto per aria. Ripeto ancora una volta che se si ritiene che qualcuno abbia mentito, si deve anche spiegare il perchè. Credo sia molto dura arrivare a Lotti che si prende 26 anni in cassazione supponendo che tutti abbiano mentito su tutto, senza distinguo e senza andare a vedere i perchè.

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    2. ma io non capisco...
      quando la Ghiribelli intercettata dice alla Nicoletti "Mi hanno fatto vedere la foto… l’ho riconosciuta…" o c'è stato un riconoscimento o giocavano a "indovina che macchina è".
      che bisogno avevano gli uomini della SAM di far vedere alla teste una foto di una 128 coupé se non perché, casomai, avesse visto giusto quella macchina - e si sapeva di chi era la macchina. Quello che viene ufficialmente formalizzato il 27 con tutti i crismi è avvenuto informalmente il 21. Io la telefonata la interpreto così, poi ognuno la veda come meglio crede.
      ciao
      Frank

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    3. Che gliel'abbiano fatta vedere nessun dubbio. Dopo la testimonianza De Faveri-Chiarappa presumo che si saranno fatti un album di foto con auto compatibili, e non credo fossero molte, visto il tipo. Forse sapevano già che Lotti ne aveva avuta una, non sappiamo bene quello che disse la Nicoletti nell'interrogatorio precedente. In ogni caso nella telefonata la Ghiribelli dice di averla riconosciuta, forse dicendo anche che un'auto così ce l'aveva Lotti (che se già l'aveva detto la Nicoletti non era una novità), ma non dice di aver detto di averla vista sotto la piazzola, dice soltanto di averla vista. Mi dovresti spiegare perchè, se l'aveva detto, non venne verbalizzato. Non si trattava di un bruscolino.
      La Ghiribelli, temendo delle conseguenze, stette zitta. La sera chiamò la Nicoletti, alla quale disse quel che disse, poi chiamò Lotti per saperne di più. Che quella macchina era quella di Lotti lei lo aveva sempre sospettato (ma magari non arrivava al punto di immaginarlo come Mostro), due giorni dopo, parlando con lui, ne ebbe la conferma.
      Quindi lo disse a Giuttari il 27, ma sempre temendo conseguenze, evitò di raccontargli dell'incontro con Lotti. Il quale intanto si era attivato con Pucci per concordare una versione.
      Dopo aver subito una perquisizione, il 25 gennaio la Ghiribelli chiamò Lotti, dicendogli del pisciare "l'hai detto tu" eccetera; in questo modo Giuttari lo venne a sapere, e il successivo 8 febbraio la donna fu costretta a vuotare ancora un po' il sacco, raccontando anche che la domenica dopo il delitto Lotti le aveva detto della litigata con Pucci.
      Ma insomma, più chiaro di così si muore.

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    4. bene; se devo credere a tutto quello (e solo a quello) che c'è agli atti, allora preferisco credere ai Compagni di Merende o allo stefano mele.
      elaborerò su questo.
      ciao
      F

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    5. Auguri, ma non mi pare che passando da un estremo all’altro tu possa arrivare molto più lontano. Gli atti vanno interpretati, per quello che contengono e anche per quello che non contengono. Per tutto c'è una ragione, e quella bisogna trovare. È evidente che in questa storia ci sono quintalate di menzogne, ma di ognuna di esse va trovata la ragione, prima di poterla dichiarare tale, poichè l'uomo, per scelta di base (leggasi: quando non esistono cause contrarie, come costrizioni o convenienze), è portato a raccontare la verità. Non si mente alla cazzo di cane, si mente sempre per un motivo. Trovare le menzogne e capirne le ragioni può portare molto lontano, mentre mettere tutto in un unico calderone non porta da nessuna parte.
      Le menzogne della Ghiribelli e le loro ragioni a mio parere sono chiare, e diverse nella fase delle indagini sui CdM rispetto a quelle sulle sette. L'ho già scritto ma lo ripeto sinteticamente: nelle prime temeva rotture di scatole se non peggio, nelle seconde voleva tornare sul palcoscenico. In ogni caso non si dimostrò mai, nè prima nè dopo, una persona influenzabile, il gioco lo condusse sempre lei. Anche nel caso del papiro e simili che dichiarò a Giuttari, il quale, per quanto mediocre potesse essere stato, non l’avrebbe certo indotta a raccontare scemenze del genere.

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  3. fermi tutti...la Ghiribelli sospetto' di Lotti.. di certo non disse "era la sua macchina...ho letto pure la targa". la miccia si accende quando Lotti gli risponde " che non ci si puo' fermare neanche per pisciare?"...li , sono convinto , che ne ebbe piu' di uno di sospetto. per quanto riguarda la taglia e' un discorso molto sterile...mica aveva visto Lotti uccidere tanto da poterlo denunciare? lei aveva dei sospetti che poi si rivelarono fondati..altrimenti Lotti di sicuro non gli avrebbe risposto sulla necessita' di fermarsi per un bisogno fisiologico..quindi Lotti confermo' che lui era li quella sera..piu' chiaro di coi'...inoltre non credo che regalassero mezzo miliardo per un sospetto ci voleva sicuramente dell'altro..semmai fu il furbo Lotti a tirarsi fuori da guai abbastanza piu' gravi..siamo in Italia non dimenticatelo...i suoi 26 anni di condanna sarebbero diventati molti di meno...tra condoni..abbuoni di tre mesi per ogni anno scontato..buona condotta e impicci vari si e no se ne scontava 7/8...senza pensare a tutti i benefici che poteva avere come collaboratore di giustizia...uscite diurne...e quant'altro...mi sembra che a confronto di qualche ergastolo con fine pena ma gli ando' di lusso direi...

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  4. Non concordo molto con le tesi di Hazet ma in un certo senso ha ragione pur se la mia idea mi porta in un'altra direzione. Le mezze ammissioni e le intercettazioni della Ghiribelli fanno arguire che sapeva qualcosa sull'intera vicenda, per me che fosse a conoscenza qualcosa dei compagnucci e del Mago Indovino ma non ha voluto rivelare per intero la faccenda. E giustamente ha fatto notare il Segnini che la tesi che ha conosciuto il Lotti nel 1986 è una menzogna come si è lasciata sfuggire in dibattimento

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  5. La Ghiribelli la vedrei bene con superciuk personaggio del fumetto di Iacovitti ma come puo' essere credibile una donna del genere ma per favore ,il mostro un unico serial killer malato con una madre possessiva e nevrotica

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    1. Il mostro che dici tu rappresenta propio il Lotti , malato sessualmente ovvero impotente con un enorme difficoltà nell'approcciarsi con le donne ... genitori possessivi ( piú il padre ) che l' hanno rinchiuso in casa fino a quasi 30 anni...

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  6. Ciao Antonio, stavo ascoltando l'intervista di Filastó 2014 in cui per l' ennesima volta descrive il Lotti come lo scemo del villaggio, fin qui nulla di nuovo , poi descrive un fatto che nn sapevo ,il Lotti vide gli ufo ( qui ero rimasto ) appiccare un incendio in un bosco , poi dice PARE SIA STATO IL LOTTI STESSO AD AVER APPICCATO IL FUOCO ( ti risulta qualcosa? ) , ora mi stupisco come un professionista come Filastó non sá che l'incendio rappresenta una delle prime tappe per la "carriera" di un serial killer , il 56 % dei SK é stato un piromane... Lo stesso Filastó per far passare il Lotti come un idiota lo denigra sulle sue esperienze negative con le donne...Anche qui l 'avvocato ignora come la stragrande maggioranza dei SK hanno subito gravi umiliazioni e violenze sessuali fin da ragazzini ... altra gaffe dell'avvocato é quando descrive il Lotti un poveraccio uno che ha sempre vissuto isolato ecc, mah anche in questo caso non sá che 3/4 dei serial killer studiati riferiscono di aver provato forti sentimenti d'isolamenti durante l'infanzia... Ora io non só se il Lotti fosse il mostro , ma il suo profilo incarna totalmente quello del SK ... nei libri si scrive paginate sul suo profilo ma nessuno ha il coraggio solo di porsi il dubbio , e se fosse lui il mostro?

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    1. Ottime osservazioni. Riguardo la solita storia dello "scemo del villaggio", è incredibile come Filastò ancora non si sia reso conto che quello "scemo del villaggio" in aula inchiappettò ben bene sia lui che Mazzeo (povero Vanni...).
      Un giorno o l'altro qualcuno dovrà scrivere a chiare lettere che la loro difesa fu sbagliata. Basti solo pensare a quanto trascurarono, fissandosi su aspetti perdenti, come quello dell'auto rossa. Su Baccaiano, ad esempio, dove sbugiardare il racconto di Lotti sarebbe stato una passeggiata.
      Sull'ultima tua osservazione certamente concordo. E' pieno di super esperti, veri o sedicenti, che incredibilmente non si pongono neppure un dubbio su Lotti. Anzi, piuttosto preferiscono improvvisarsi campioni di equilibrismo logico e linguistico pur di non farlo. Boh...

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    2. Ma mi sembra un po' ingeneroso verso i poveri Filastò e Mazzeo! Il loro lavoro loro non l'avevano fatto mica male, sia su Baccaiano che sulla macchina rossa che poi era blu, tant'e' vero che l'accusa stessa aveva proposto l'assoluzione di Vanni. Se poi i giudici si sono espressi per la condanna (ma come e' possibile, se non dovrebbe sussistere nessun ragionevole dubbio per condannare, ed il pm stesso e' piu' che dubbioso?), non vedo come sbudargiare in altro modo il Lotti avrebbe potuto sortire un effetto diverso.

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    3. Fortunatamente siamo in un paese dove è ancora consentito il diritto di critica, in virtù del quale posso sostenere pubblicamente, dopo aver studiato a lungo gli atti processuali noti, che la difesa del Vanni fu impostata su basi profondamente sbagliate. Si volle percorrere la strada di dimostrare che Lotti non c'era, quando ci si sarebbe dovuti concentrare sull'altra che Vanni non c'era. Si poteva lasciare così Canessa con il classico cerino acceso in mano.
      Tanto per fare un esempio su Baccaiano. Lotti indubbiamente sapeva molte cose sul delitto, questo almeno gli avvocati del Vanni potevano concederglielo all'accusa. Il che poteva anche dimostrare, o almeno far sospettare, che Lotti ci fosse stato, secondo la conclusione cui sarebbero arrivati anche gli stessi giudici in sentenza, dove all'argomento dedicarono addirittura due dei tre riscontri esterni (si veda il mio articolo
      http://quattrocosesulmostro.blogspot.com/2016/05/la-sentenza-cdm-e-baccaiano.html ). Ma, incrociando le testimonianze, il suo racconto di come erano state parcheggiate le due auto si poteva facilmente dimostrare che era falso. A quel punto sarebbe toccato a Canessa spiegare il perchè da una parte Lotti diceva di aver assistito, dando elementi della dinamica a riscontro, e dall'altra mentiva sulla presenza almeno dell'auto di Pacciani, che se ci fosse stata qualcuno avrebbe dovuto per forza vedere ma che invece nessuno aveva visto.
      In parte Pepi era orientato su questa linea, quando aveva dichiarato in un'intervista, poco dopo i primi interrogatori di Lotti e Pucci: “vi potrebbe anche essere la possibilità che questi personaggi che si fanno vivi dopo 11 anni vogliano nascondere qualche cosa che forse potrebbe riguardarli anche direttamente”. Ma, come si sa, al processo Pepi fu quasi subito sostituito da Filastò, a mio parere senza guadagno alcuno da parte di Vanni.

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    4. Ma scusa... loro dovevano smontare la confessione, che come ben sappiamo ha una valenza fortissima in giudizio. E come potevano farlo? Non certo dimostrando che Vanni non poteva essere lì ( a differenza di altri, non era solito frequentare congressi scientici negli States). Quindi l'unico modo era dimostrare che il Lotti raccontava panzane, quindi anche quella di aver partecipato agli omicidi era una panzana. E secondo me con la storia dell'assicurazione quasi ce la fecero, tanto che l'accusa si convinse, ma non i giudici. Si può dire che la sentenza era, ohimé, già scritta? e comunque Propato per Lotti chiese una condanna a 18 anni - e non certo, come è stato scritto anche recentemente, per il reato di calunnia.
      ciao
      FP

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    5. Che la sentenza fosse già scritta è vero fino ad un certo punto, con la difesa del Vanni in mano agli avvocati giusti non so proprio come sarebbe finita. Da emerito ignorante di fatti giuridici, se mi trovassi accusato da qualcuno che mi chiama in correità, non mi preoccuperei di sicuro di dimostrare che lui è innocente, ma che io sono innocente. In questa lapalissiana verità sta tutto l'errore della difesa di Vanni, che, come te, non si pose il minimo dubbio che Lotti ci fosse dentro fino al collo, compiendo un azzardo che Vanni ha pagato caro. Se avesse preso in esame questo dubbio, avrebbe potuto insinuarlo nei giudici, e il delitto di Baccaiano, lo ripeto, era uno degli ambiti migliori. Lotti raccontò molte cose, la dinamica del delitto fino agli spari ai fari la raccontò bene, ma la macchina di Pacciani non c'era, lo si poteva dimostrare molto facilmente. E allora, quale occasione migliore per appoggiare le semplici parole del Vanni: "Ma perchè m'accusa me, semmai quelle cose l'avrà fatte lui".

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    6. Giusto per chiarire meglio l'errore madornale su Baccaiano. Gli sforzi di Filastò con i suoi testimoni furono tutti volti a dimostrare che Mainardi era seduto dietro, nell'ottica della sua ricostruzione, che peraltro non stava in piedi, del Mostro che si era messo alla guida. Insomma, più che l'avvocato fece il mostrologo. Avrebbe potuto invece lavorare sugli orari degli altri testimoni, credo che avrebbe senz'altro potuto ottenere di più.

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    7. Intanto vorrei fare i complimenti per il blog, da cui sto imparando moltissimo.
      Poi spero che si capisca dal tono dei miei post che veramente non ho la minima intenzione di fare polemiche o criticare chicchesia, anzi!, solo un civile e cordiale scambio di opinioni.
      Venendo al merito della questione, ho l’impressione che tu sopravvaluti molto la sportività del PM (e dei giudici)! Mi sembra veramente poco probabile che, fattagli notare l’inconsistenza dello scenario descritto da Lotti con le testimonianze dei vari testimoni in auto, ne avrebbe accettato le conseguenze logiche. Piu’ probabile una nuova arrampicata sugli specchi di turno! (dopo tutto, stiamo parlando di un PM che avrebbe mandato all’ergastolo anche Faggi): la mancata osservazione da parte dei testimoni di auto parcheggiate in carreggiata avrebbe potuto essere giustificata controbattendo che la loro attenzione era stata attratta dall’auto dei poveretti, o anche semplicemente che non avevano notato un fatto di per se’ abbastanza insignificante (auto parcheggiate male).
      Per questo rimango del mio parere, del tutto dilettantesco devo aggiungere, che la difesa di Filastò fosse più solida, puntando su testimoni in grado di smentire positivamente la testimonianza di Lotti, mettendo in ben altro imbarazzo PM e corte, come ottimamente descritto in http://quattrocosesulmostro.blogspot.se/2016/05/la-sentenza-cdm-e-baccaiano.html.

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    8. Purtroppo sappiamo bene, come ci hanno insegnato a scuola, che con i se e con i ma la storia non si fa. In ogni caso che a Baccaiano potesse sfuggire alla vista di chi transitava un'auto parcheggiata sul rettilineo del delitto, con quella strada stretta e priva quasi di banchine, è del tutto impossibile. Bastava richiedere un sopralluogo per dimostrarlo. Lo stesso Lotti aveva parlato di parcheggio a lato della strada con due ruote che occupavano un pezzetto di carreggiata.
      Infine non abbiamo la controprova, di sicuro però per il Vanni peggio di come andò non poteva andare.

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  7. é chiaro che rispondere alle domande di hazet sul Lotti é impossibile per gente normale come noi , bisognerebbe avere una mente contorta come quella del Lotti per poter provare a rispondere , é vero poteva dire che il suo 128 non era piú funzionante ( anche se magari non era vero ) poteva dire che neanche sapeva dov'era la piazzola di Scopeti , poteva negare di essere stato a Vicchio con il Pucci , di aver spiato Pia e Claudio e di averlo confidato al torsolo confermato dallo stesso ( questa é una coincidenza della madonna che un autoaccusato spia 2 future vittime a 60 km di distanza da casa ) come Salvatore Vinci poteva far sparire lo straccio con il sangue e la polvere da sparo , poteva far sparire il biglietto sul colonnello Toriso,poteva evitare di uccidere una prostituta di cui gli aveva dato il biglietto della ditta , poteva utilizzare una pistola diversa da quella utilizzata nel 68 che in un indagine normale in paese normale avrebbero portato subito a lui... Io mi reputo un Salvatorlottiano ma non escluderei nemmeno il vampa , ma pensare di poter immedesimarsi in uno di questi 3 personaggi provare a mettersi nei suoi panni é un errore perché erano completamente fuori dalla norma

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  8. Son d'accordo che la tesi SV é la piú "lineare" , e son d'accordo che SV non centra niente con Lotti 2 tipi estremamente diversi , Lotti bisogna collocarlo a Signa che raccoglie la pistola ( Antonio potrebbe dire ma anche SV bisogna collocarlo mica c'é la foto di lui che spara ) poi bisogna collocarlo a Borgo in motorino in una giornata piovosa ecc ... peró le sue sortite a Vicchio a spiare il Pandino , quella fiat rossa con coda tronca il pomeriggio a Scopeti , quei 2 tizi che guardano con insistenza verso la piazzola mi fanno pensare ( posso almeno pensare ? )... cmq vorrei leggere i tuoi quaderni su SV ma sul forum di Ale son stato bannato ( poco permaloso il tipo ! ) dove posso leggerlo ? Sei d'accordo con il video di Paolo Amaro ( lasciamo perdere FV ) in cui spiega che SV era il mostro spinto da un odio verso le donne xé era un gay represso...? O il movente erano gli abbandoni delle donne ? Io in caso di SV mostro ritengo quella di Paolo Amaro molto piú valida

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  9. Non avevo letto il primo post ... Come faceva il Lotti a tornare in paese ? Bisogna vedere se lui si era posto il problema , un mio collega ha inculato altri miei colleghi e dopo un anno ci ha riprovato con gli stessi ! e non é un soggetto problematico come il Lotti anzi... Lotti era abituato ad essere considerato lo scemo del villaggio , quindi se x te e x altri era una specie di bonobo , non avrebbe capito la gravitá dell 'accusare altra gente , quindi sarebbe tornato a San Casciano senza vergogna , il sindaco o addetti ai lavori l'avrebbero piazzato in qualche Caritas e nel tempo libero ci stava pure un calice di Chianti al bar pagato dai contribuenti ( fortuna non io, lavoro all'estero) ... secondo té se il 128 rosso vero o presunto non sarebbe saltato fuori , il Lotti avrebbe fatto quella fine? E li l'inghippo, xé temeva quel 128 ? Nei primi 2 interrogatori se ne stato zitto , anche l'11 febbraio 96 ha elencato tutte le sue auto e solo dopo contestazione ha ammesso di aver posseduto il 128 ... Dopo é chiaro che se io fossi stato al suo posto ne sarei uscito senza danni , ma non mi avrebbero trovato neanche stracci con sangue ne bigliettini a casa, ma io sono io , tu sei tu , Antonio é Antonio , Lotti era il Lotti ognuno ragiona con la propia testa ...

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  10. Rapporto con le donne: SV era violento e si sá , sul Lotti non ci sono riscontri ma... partiamo dal contesto familiare, padre alcolizzato e possessivo madre fanatica religiosa, fin da piccolino ha vissuto nella solitudine, a 12 é stato picchiato dalla madre x averlo trovato a letto con una ragazzina anche se non stava facendo niente , 13 anni ha provato a toccare una ragazza me lei l ha menato , da grande ha rifiutato un rapporto sessuale con una ragazza é lei l ha umiliato dicendo che non era un uomo , lo scherzo del ristorante e questo é quello che si sá , chissà quante altre ne ha subito ... Ora immaginati la scena, il Lotti da una prostituta ( non la Ghiribelli o Nicoletti di cui provava del "sentimento" ), ovviamente non riesce a combinare nulla ( come spesso ha ammesso ) alla prostituta scappa qualche battutina... ecco io non vorrei essere stato nei panni della prostituta , il Lotti x tutto questo provava rabbia nei confronti delle donne come lo provava SV anche se x motivi diversi ... rapporto con le vittime : non só di preciso che rapporto abbia avuto SV con le vittime ma il il Lotti a Vicchio con Pia e Claudio non ha eguali a quel che so io ... cmq la questione Salvatorlottiano é semplice , non voglio fare una fusione stile goku vegeta ci mancherebbe, i due hanno un profilo se pur diverso che puó essere compatibile con quello del mdf ... Il mostro uccideva x rabbia e i 2 ne provavano assai nei confronti della donna , dopodiché non sappiamo il xé provava questa rabbia , impotenza , era gay e voleva essere una donna ecc ... tutte e 2 conoscevano la zona Mugello , Calenzano ...sai se SV frequentava Scopeti ? I Francesi arrivati di venerdi e uccisi la sera stessa , diciamo che il mostro difficilmente poteva essere del Mugello , anche i tedeschi pare che furono uccisi quasi subito , il mostro era di Firenze Sud ci son poche balle che tengono ...

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  11. Mik84, perchè smetterebbe così, visto che nessuno sospettava di lui e i delitti erano reiterati, cadenzati e anche particolarmente atroci visto l'uso del coltello che faceva?

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    1. Hazet o ufo , xé Ted Bundy e Gasy che avevano un Qi infinitamente piú elevato del mostro sono stati arrestati mentre il mdf no ? (A parte le indagini ) Semplicemente xé loro non sapevano gestire le pulsioni o entitá come la chiamava Bundy dovevano uccidere sempre e ad ogni costo , mentre il mostro era sempre vigile non si faceva dominare da nulla , sapeva aspettare e nonostante i pasticci con la pistola é sempre riusito a cavarsela...

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  12. Aveva capito di essere arrivato al capolinea , chiunque fosse stato il mostro non poteva andare avanti all'infinito, lo avrebbero preso prima o dopo allora ha calato il sipario, "spettacolo" finito, xé gli ultimi omicidi piú che x soddisfare le sue pulsioni rabbiose li ha commessi x alimentare lo show del personaggio che aveva creato ! Cmq non tutti i sk hanno le stesse pulsioni e non tutti i sk uccidono finché muoiono o vengono arrestati ( esempio zodiaco , jack lo s quartatore ) , il mostro sapeva gestire le sue pulsioni ( se no il tuo mostro avrebbe continuato ad uccidere anche in Spagna ) a differenza di predatori come Ted Bundy Gasy o riverman .. i sospettati avevano ottime ragioni per smettere, ad uno gli avevano dato una avviso di garanzia , uno era sotto i riflettori da un po , e il Lotti ... forse si era preoccupato dall'avviso di garanzia ricevuto dal compagno Pacciani , temeva che il cerchio si allargava come poi é successo , anche dall'interrogatorio della Ghiribelli ha dimostrato preoccupazione e subito é corso dal fido Pucci x istruirlo a dovere ( ma avete visto l'accanimento di Pucci riguardo al Vanni ? Non é normale Qui qualquadra non cosa )... ricmq l ho già scritto nel 86 difficilmente c'erano coppiette in giro e nel 87 ha perso la sua indipendenza ma probabile aveva già deciso di piantarla li ....

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    1. superciuk ciuksuper2 ottobre 2016 12:18

      sai qual è la cosa che mi fa pensare che Lotti avesse programmato di smettere? e' che a vicchio , come non mai , esplose solo 5 colpi..forse per arrivare al delitto successivo con un serbatoio carico di colpi? temo proprio di si...al di la' di tutto dopo l'85 cmq si rischiava di piu' ad acquistare proiettili al mercato clandestino che in armeria.con l'allarme mostro alle stelle t'immagini con che faccia i ricettatori avrebbero guardato un eventuale tizio che avesse chiesto loro proiettili cal22 serie H? c'era la taglia non dimentichiamocelo..questo ad esempio e' uno dei 1000 motivi per cui smise

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    2. " t'immagini con che faccia i ricettatori avrebbero guardato un eventuale tizio che avesse chiesto loro proiettili cal22 serie H?" [citaizione]

      1) i colpi si comprano per calibro, e al limite per marca.
      non per stampigliatura sul fondello

      2) anche senza "H"ndello, se sparati dallapistola del mdf, gli inequivocabili segni sui bossoli sarebbero rimasti e i periti non ci avrebbero messo nulla a correttamente attribuirne la paternità.

      "c'era la taglia non dimentichiamocelo..questo ad esempio e' uno dei 1000 motivi per cui smise" [citazione]

      1) esempio non calzante, visto che non riprese ad uccidere nemmeno dopo che la taglia venne tolta (e nel frattempo al Lotti nessuno andò a contestargli un alcun chè), nè per i restanti anni fino fino al 95 (e in anni senza taglia e senza che nessuno ti venga a chiedere nulla, anche un"lagazzianamente astuto" come il Lotti-mdf, avrebbe capito che non rischiava nulla da quella taglia)

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  13. Mi pare di aver letto che il primo avviso di garanzia il Pacciani lo ha avuto appena dopo l'omicidio di Scopeti allora vedendo come ha reagito riguardo l'interrogatorio della Ghiribelli del 96 , possibile che gli si é rizzato il pelo sulla schiena vedendo che si erano avvicinati a lui tramite compagno di merende dopo Scopeti ...cmq a differenza di Antonio che crede fermamente che Lotti era il mostro io non ne sono convinto , nutro dei dubbi ma son convinto che lui aveva tutte le caratteristiche x esserlo come potevano averle gli altri due sospettati , sul perché Lotti aveva smesso ci possono essere stati diversi fattori, 1)finito i colpi 2) carenza di vittime 3) perdita della propia indipendenza tutto questo lo ha portato saggiamente a smettere , hai ragione sull'interrogatorio 128 rossa poteva gestirlo molto meglio , lui é deragliato propio quando gle l'hanno nominata , nei primi 2 mini interrogatori era andato tutto liscio , l'11 febbraio 1996 elencó di aver posseduto una 850 bianca , una mini gialla, 124 gialla , 124 celeste una 131 rossiccio , e solo dopo contestazione ammise di aver posseduto il 128 rosso , a me pare che aveva una buona memoria é solo che quel 128 non voleva propio nominarlo , son convinto che se quel 128 e la cosa incredibile é che non la nominava nemmeno dopo che aveva dato ordine al Pucci di accusare Pacciani e Vanni ... riguardo la perizia Fornari -Lagazzi leggi come rispondeva alle domande riguardanti le vittime , nessun pentimento , totale empatia , classico comportamento di un Serial Killer

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  14. Io penso che la dichiarazione più significativa di Lotti sia questa: "Se non dicevo nulla, ero bell’e che dentro. Mi hanno messo davanti a dei contrasti e io ho dovuto ammettere qualche cosa, altrimenti me ne sarei andato in carcere."
    Il problema di Lotti non era tanto pianificare il proprio futuro (si era sempre arrangiato in qualche modo e a quella vita ci era abituato) ma sbrogliare questi contrasti a cui era stato messo davanti. C'erano testimonianze della sua presenza nei luoghi degli omicidi, se fosse stato del tutto estraneo avrebbe negato ma sapendo che c'era stato veramente qualcosa doveva dire se no come lui ammette avrebbero capito che mentiva e "altrimenti me ne sarei andato in carcere". Questo spiega le bugie di Lotti, il suo voler aggiustare le testimonianze per spostare la colpa su altre persone gentilmente offerte dagli inquirenti e le sue testimonianze a rate.
    Ricordiamoci che nel periodo degli interrogatori di Lotti c'era il processo di appello di Pacciani e la procura, convinta della colpevolezza del Vampa, cercava solo prove per dimostrare la sua colpevolezza. Gli stessi inquirenti hanno fornito l'assist a Lotti per giustificare la sua presenza addossando la colpa a Pacciani e Vanni. E Lotti si è infilato in questa strada pensando inizialmente di poterla fare completamente franca ma inevitabilmente è stato tratto dentro la vicenda e alla fine a dovuto ammettere una sua partecipazione più attiva di quella ammessa inizialmente.

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  15. Anche nella telefonata intercettata fra Giancarlo Lotti e Don Fabrizio Poli emerge questo scambio significativo:
    Don Fabrizio: "Tu sei coinvolto in una situazione molto, molto complessa, te cerca di dire la verità".
    Lotti: "E che voi fà e loro e... mi scalzano, però io non posso dire di più di quello che un so!".
    Don Fabrizio: "Tu sei coinvolto... tu ci sei dentro...".
    Lotti: "Ormai mi hanno chiamato e... mi conoscevano le persone".
    Lotti ammette che lo incalzavano avendo evidentemente qualcosa in mano infatti dice anche "mi conoscevano le persone" cioè si rende conto che non è più nella condizione di dire "io non c'entro nulla". Emblematica è la storia del ricatto di Pacciani per averlo visto in atteggiamenti intimi con Budini. A parte che questa storia non sta ne in cielo ne in terra, un assassino che coinvolge nei suoi crimini uno perché busone, però ci fa capire bene che l'intento di Lotti era solo quello di giustificare al minimo i riscontri su di lui trovando tutte le scusanti possibili.

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  16. Aggiungo un particolare significativo tratto da una telefonata intercettata fra il Lotti e Filippa Nicoletti (libro Al di là di ogni ragionevole dubbio pag. 168): "Si ma fanno, fanno certi... fanno certi colloqui che alla fine io non ce la faccio più. E t'imbrogliano". Mi sembra sia chiaro come il Lotti almeno nelle prime fasi non avesse intenzione di dire niente più di quello che necessitava per giustificare i riscontri oggettivi a cui è stato messo di fronte. Appena poi gli inquirenti gli hanno messo su un piatto d'argento la possibilità di scaricare la colpa su Vanni e Lotti l'ha colta al balzo e si è infilato in questa strada mentendo e aggiustando via via le sue testimonianze.
    Cambio un attimo discorso, chi ha avuto modo di leggere "Il mostro di Firenze esiste ancora" di Valerio Scrivo? Cosa ne pensate?
    Altra domanda, questa per hazet: non ho capito chi è secondo te il MDF. Contesti ogni intervento ma non fornisci una tua identificazione del mostro.

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    1. Il libro di Valerio Scrivo ero intenzionato a prenderlo ma quando ho letto la sua tesi su Signa ho lasciato perdere... esistono 3 cose certe nella vita , la morte , la mamma e Stefano Mele a Signa

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  17. "Si ma fanno, fanno certi... fanno certi colloqui che alla fine io non ce la faccio più. E t'imbrogliano"
    cioè voglio fargli dire qualcosa sul Pacciani, che era il vero oggetto di interesse di indagine (nonostante il PP fosse evidentemente innocente essendo il Lotti il colpevole!!!) e il Lotti mostro unicoe colpevole che fa?
    prima cerca di non mettere in mezzo il PP nè il VM
    poi, se fa "imbrogliare" e confessa (confessa a muzzo, visto quante volte dovrà poi ogni volta riadattare le sue dichiarazioni cercando di avvicinarle a robe almeno fisicamente possibili ).
    poverino! poverino, poverino! con tutto quel sangue gelido di smettere in tempo, si fa fregare come un .. come un... come uno zimbello di paese.

    e infatti:
    "Appena poi gli inquirenti gli hanno messo su un piatto d'argento la possibilità di scaricare la colpa su Vanni e Lotti ", che fa? si confessa addosso anche l'aver sparato in prima persona! un vero genio!

    il libro di Scrivo l'ho letto ed è interessante, ma la "matematica" è stata oggetto di "gentili" riduzioni ed interpretazioni, inficiandone buona parte della possibile forza argomentativa, e ci sono spunti che invece di essere trattati da spunti, vengono eretti a dogmi, ed altri altrettanto validi che non vengono proprio presi in considerazione.

    Ermanno

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  18. Quando si dice che uno è arrivato a pesare fino a 120 kg non vuol dire che è sempre stato 120 kg. e se sono passati 10 anni dall'ultimo omicidio è più probabile che l'aumento di peso sia coinciso con l'avanzare dell'eta e nel periodo in cui uno non lavora più rispetto a quando è più giovane e lavorando in una cava consuma più calorie. Poi non parliamo di un individuo alto 1,60 mt. che sarebbe chiaramente obeso e limitato nei movimenti pesando 120 kg.; una persona alta più di 1,80 mt. pesando anche 120 kg. può raggiungere benissimo un individuo ferito e scalzo.

    Per quanto riguarda l'incidente il fatto che i documenti (penso ti riferisci a quelli assicurativi) attestino che l'incidente sia avvenuto con il 124 (e vorrei vedere come potrebbe essere diversamente) non spiega perché il Tartaglia finse di non ricordare.

    Per quanto riguarda la perizia non hai risposto alla mia domanda: hai mai parlato direttamente con Lotti? hai mai avuto modo di fargli qualche domanda? il tuo convincimento che fosse uno stupido su cosa si basa, sui video che hai visto su youtube? e se era bravo a farsi credere stupido? scusa ma continuo a fidarmi di più del pensiero di Fornari e Lagazzi.

    Per quanto riguarda la presenza di Lotti e Pucci alla domenica pomeriggio e sera è ovvio che l'omicidio era già avvenuto, io penso addirittura il venerdì, però Lotti aveva stazionato sicuramente nei pressi della piazzola se no avrebbe negato. Non era solo, c'era anche Pucci, era stato visto da più persone, ribadisco che è stato costretto dai tanti riscontri ad ammettere la sua presenza. E cosa ci faceva Lotti la domenica vicino la piazzola a delitto avvenuto? Coincidenza? Come mai Lotti conosceva la piazzola di Vicchio? Coincidenza?

    Fammi aggiungere una cosa sulla Ghiribelli. Se rileggiamo la prima testimonianza che rese lei disse solo di ricordare una macchina rossa e non disse di averla riconosciuta come macchina di Lotti (all'epoca non sapeva neanche che macchina avesse) ma il sospetto le venne anni dopo quando telefonò a Lotti per chiedergli come mai era stata messa in mezzo a questa storia. Lotti aveva all'epoca un 131 rosso (non più la 128 rossa) e alla domanda "non è che l'auto che vidi era la tua?" Lotti non negò ma piuttosto rispose: "non ci può fermare neanche per un bisogno?". Questo convinse Gabriella che l'auto era proprio di Lotti.

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    1. Ciao Ruben , un paio di domande su Scopeti , tu come Antonio Hazet e tanti altri pensate che il duplice omicidio sia avvenuto il venerdì , sia x gli scontrini , sia xé a testimonianze nessuno li ha visti dopo venerdì , giusta l'osservazione di hazet in cui scriveva é possibile che dato che era frequentata quella piazzola nessuno li abbia visti fuori dalla tenda che so a sgranchirsi le gambe ecc ... ma é possibile che quelle persone che non li hanno visti a sgranchirsi le gambe non abbiano notato le chiazze di sangue presenti vicino all'auto e quella dove il jmk é stato accoltellato? Dato che saltavano fuori persone come funghi dalla boscaglia nessuno ha notato il cadavere di jmk? É possibile il più esperto medico legale ha toppato do 48 ore ? Oltre al rigor del ragazzo ancora presente parzialmente il mercoledì mattina dal ginocchio on giú ... A me viene in mente una frase del Lotti IL SABATO A SCOPETI PASSAI DA ME...

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    2. Hai ragione Ruben ma nessuno di questi se non sbaglio videro macchie di sangue , videro le mosche che vide il testimone della domenica , nessun odore strano ... Lotti:" il sabato passai da mé " suona come "tranquilla quando sei con me il mostro non cé "

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  19. Concordo con la tua riflessione. Sicuramente nel periodo degli omicidi per il MdF chiunque egli fosse era diventato impossibile procurarsi altri proiettili. La mia convinzione è che sia entrato in possesso dei proiettili insieme alla pistola e che non abbia avuto modo di scegliere il tipo di pistola ma che ne sia venuto in possesso in modo casuale, furto o ritrovamento. Non sapremo mai credo esattamente come la pistola è finita nelle sue mani ma io punterei il dito su quella pistola sparita da Villacidro; potrebbe essere plausibile che Vinci l'abbia venduta al clan dei Mele che l'hanno abbandonata sul posto dell'omicidio per far ricadere la colpa proprio su Vinci e qui un guardone nascosto fra le canne l'abbia raccolta. Non dico che sia andata così però questo soluzione che ho letto nel libro di Antonio è l'unica che mi sembra plausibile.

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  20. agata christie3 ottobre 2016 09:02

    "La mia convinzione è che sia entrato in possesso dei proiettili insieme alla pistola
    ... snip...
    potrebbe essere plausibile che Vinci l'abbia venduta al clan dei Mele che l'hanno abbandonata sul posto dell'omicidio per far ricadere la colpa proprio su Vinci e qui un guardone nascosto fra le canne l'abbia raccolta.
    "

    E quindi a Castelletti di Signa, sarebbero stati abbandonati anche i 50 e passa colpi assieme all'arma.

    un vero classico dell'incredibile!!!

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    1. Mi sembrerebbe più incredibile che uno abbandona una pistola sul luogo del delitto e poi si tiene 2 scatole con i proiettili rimanenti a casa.

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  21. Riguardo a Signa penso che indipendentemente da chi fosse composto il "commando" Mele o Vinci , la vittima sacrificale era Stefano Mele , xé farlo sparare gli ultimi colpi ? X farlo risultere positivo al guanto di paraffina credo ( xó resta misterioso il grasso sulle mani )... alcune ipotesi, SV + Mele uccidono la Locci e Lo Bianco , SM spara l'ultimo colpo getta la pistola d'istinto o su ordine di SV , mentre SM accompagna Natalino, SV raccoglie la pistola ... SM spara gli ultimi colpi e consegna la pistola la consegna SV direttamente ... Commando Mele uccidono la coppia , a SM gli fan sparare gli ultimi colpi x fargli prendere la colpa x poi istruirlo che insieme a lui c'era SV , SM getta la pistola Lotti o uno con le patologie di Lotti la raccoglie ( se un guardone ha visto lanciare la pistola , ha visto la direzione puó benissimo averla raccolta, non penso l'abbia lanciata a km di distanza ) ... Ruben se leggi i miei post precedenti capisci chi é il mostro x hazet/ufo

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  22. Se gli inquirenti avessero voluto fare le cose per bene con questo folto gruppo di avvistatori d'auto avrebbero dovuto mostrare foto di auto diverse come in un vero e serio riconoscimento. Così avrebbero scremato i bugiardi e i mitomani dai testimoni. Ma questo lo sapevano meglio di me. Hanno preferito tirare su un circo, di quelli con gli animali. Il risultato è che quella sentenza offende l'intelligenza.

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